Toyota vuole che l’Europa consideri a emissioni zero anche un motore a combustione. Ovviamente, basta che bruci carburante sintetico. La richiesta, il Giappone l’ha messa sul tavolo di Bruxelles, quasi senza avere niente da perdere.
La strada degli e-fuel è quella che quasi tutti i costruttori hanno lasciato da tempo. Efficienza energetica bassa, economie di scala inesistenti, costi alti. Toyota però insiste, e lo fa mentre investe forte sull’elettrico in Europa: la C-HR+ a batterie, per dire, è partita abbastanza bene. Un piede nel futuro, l’altro saldamente piantato nel presente.
La Commissione europea ha proposto di tagliare del 90% le emissioni medie entro il 2035, i gruppi hanno rilanciato con l’87,5%, rispetto ai livelli del 2021. Francia e Germania si sono intese perché ai costruttori non venga chiesto di compensare il restante 10%, accordo che deve ancora passare dal Parlamento europeo. Toyota, evidentemente, considera quel 10% un buon punto di partenza.
C’è anche il capitolo “Made in Europe”. Il gruppo chiede che nei futuri standard conti non solo la provenienza dei componenti, ma anche ingegneria, ricerca e sviluppo e assemblaggio finale. Vuole dentro anche i partner commerciali come Giappone, Regno Unito e Turchia, dove nascono alcuni dei modelli venduti da queste parti. Il marchio si dice pronto a toccare il 70% di componenti europei entro tre anni.
Yoshihiro Nakata, presidente e CEO di Toyota Motor Europe, ricorda che l’azienda non è un’ospite: “Siamo un produttore europeo”. Matt Harrison, CCO, aggiunge che l’isolamento indebolisce e che la legge deve rispecchiare la capacità dei clienti di adattarsi.
Toyota stima che le elettriche in Europa si fermeranno intorno al 45% entro il 2030, contro il 55% previsto dall’Unione. Da qui la richiesta di una finestra di adeguamento di cinque anni, dal 2028 al 2032, mentre arrivano elettrificazioni di modelli amatissimi della Casa giapponese come Yaris e Corolla.


