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Batterie allo stato solido nel 2027? Chery sta per accendere la linea pilota

Chery Rhinoceros S: linea pilota a stato solido nel 2027, 400 Wh/kg e ricarica fino a 12C. I 1.500 km? Per ora solo un obiettivo di sviluppo.
Chery, batterie Rhino

La presentazione ha gridato orgogliosamente 1.500 chilometri di autonomia. Detta così fa un certo effetto, anche se Chery si è dimenticata di allegare il righello. Alla Global Innovation Conference di un paio di giorni fa, il gruppo cinese ha mostrato la famiglia di batterie Rhino, dalle celle a elettrolita liquido con ricarica ultraveloce fino a quelle allo stato solido. Il dato da titolo è l’obiettivo dei 1.500 km, ma resta un traguardo di sviluppo: nessun ciclo di misura dichiarato, quindi niente WLTP e nessuna distanza garantita su strada.

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La data che conta è, invece, il 2027, quando partirà la linea pilota per la Rhino S, la cella a stato solido. Passo industriale serio, ma una linea pilota serve a sviluppare e validare i processi, non a riempire i concessionari.

Logo Chery sulla facciata di un edificio

Quanto alla cronologia, Chery aveva già parlato di applicazioni in auto nel 2026, e il presidente Yin Tongyue aveva fissato i test a livello di veicolo per settembre dell’anno successivo. Produrre celle e farle funzionare dentro una vettura, però, sono due esami diversi, da superare entrambi.

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A febbraio è stato completato un impianto pilota da 0,5 GWh per celle da 60 Ah, e a inizio ottobre sono partite le gare per le apparecchiature. Se la linea del 2027 sia quell’impianto, un suo ampliamento o un’altra fase, non è chiaro. Un po’ di nebbia, in un annuncio di batterie, d’altronde, non manca mai.

I numeri della Rhinoceros S: 400 Wh/kg e un funzionamento da -40 a 100 °C. Chery cita anche una prova in camera termica a 200 °C, ma senza durata, stato di carica e configurazione del campione non la si può mettere accanto ai test di sicurezza standardizzati. La densità della cella non è quella del pacco, perché strutture, connessioni, raffreddamento e sistemi di controllo aggiungono peso.

Chery, batterie Rhino

La stessa Chery elenca i compiti aperti: contatto tra i materiali, integrazione del packaging, gestione proprietaria. Tenere stabile il legame tra elettrolita solido ed elettrodi nell’uso ripetuto è la vera grana del settore.

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Esiste poi un secondo percorso da 600 Wh/kg, che non è la versione evoluta della stessa cella. Quella da 400 usa un elettrolita a base di solfuro e un catodo ternario ad alto contenuto di nichel. Quella più ambiziosa punta su un elettrolita polimerizzato in situ e un catodo ricco di litio a base di manganese.

Chi ha fretta guardi alle celle a elettrolita liquido, carica di picco a 12C e media costante oltre 8C. Su un pacco da circa 75 kWh significa 900 kW di picco e 600 kW costanti, mentre con 90 kWh si supera il megawatt.

Il resto della famiglia sta fuori dalle auto: batterie al sodio per l’accumulo, con una durata dichiarata fino a 15.000 cicli, e un sistema stazionario a celle a combustibile alimentato ad ammoniaca, con efficienza elettrica del 60% e fino al 90% recuperando il calore. L’ammoniaca prodotta con energia rinnovabile, va detto, non garantisce da sola un ciclo di vita a emissioni zero. Tanta carne al fuoco, insomma.

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