Il 100% era un dogma, poi è diventato 90%. Ora, tra Strasburgo e Bruxelles, si tratta sull’87,5%. Il 2035 dell’auto europea somiglia sempre più a una scadenza elastica.
Il compromesso, riportato da Reuters, nasce tra Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici e Renew Europe. I tre gruppi propongono un taglio medio delle emissioni di CO2 delle auto nuove pari all’87,5% entro il 2035. Il punto di partenza era il 100%, e la Commissione, a fine 2025, aveva già concesso lo sconto al 90%. Il Parlamento, evidentemente, ne vuole un altro.
Il pacchetto non riguarda solo le vetture. Per i veicoli commerciali leggeri si parla di un -80% al 2035, mentre al 2030 l’asticella scenderebbe dal 40% al 35%. Le auto restano al 55% a quella data. Chi ha i furgoni in listino, Stellantis, Renault e Ford in testa, può tirare il fiato.
I costruttori potrebbero calcolare la media 2030 su un triennio, dal 2029 al 2031, così un’annata storta si ripaga con una buona. Un tempo si chiamava tirare a campare, oggi si chiama flessibilità.
I veicoli alimentati con carburanti rinnovabili potrebbero, a certe condizioni, essere contati come a emissioni zero nei calcoli normativi. Le piccole elettriche accessibili, e quelle particolarmente efficienti, otterrebbero incentivi che ne gonfiano il peso nella media.
I marchi cinesi hanno portato l’elettrico a prezzi che l’Europa non sa ancora eguagliare, e Bruxelles prova a spingere la risposta per decreto. In coda, un vantaggio per l’acciaio a basso tenore di carbonio prodotto in Europa.
Nessuno si faccia illusioni, né in un senso né nell’altro, perché nulla è deciso. L’intesa deve prima incassare il via libera dei tre gruppi, poi attraversare le procedure parlamentari prima che l’Aula fissi la sua posizione ufficiale. Solo dopo si aprirà il negoziato con gli Stati membri, dove Francia e Germania pesano parecchio, soprattutto sulla soglia del 90%.
Il quadro è quello di un’Unione che prova a tenere insieme ambizioni climatiche, una domanda di elettrico disomogenea da mercato a mercato e un’industria sotto pressione internazionale. Il calendario normativo si piega, la realtà un po’ meno.


