Europa vuole batterie europee, peccato che, per ora, non sappia farne abbastanza. Bruxelles ha in mente l’Industrial Accelerator Act, con gli incentivi alle auto elettriche che dovrebbero finire anche in fabbriche, componenti e posti di lavoro nell’UE, non solo nelle casse di chi vende. Il guaio è l’ordine delle mosse, perché prima si scrive la regola, poi si scopre di non avere la merce.
A dirlo è uno studio che l’ACEA ha commissionato a Mobility Global. La produzione europea di celle arriverebbe a circa 306 GWh nel 2032. Sembra tanto, finché non lo si mette accanto alla domanda: in tutti e tre gli scenari analizzati, l’offerta resta insufficiente per buona parte del decennio. Se i requisiti scattassero già nel 2028, circa tre milioni di auto rischierebbero di restare fuori da certi incentivi “Made in UE” per mancanza di batterie conformi.
Il meccanismo sarebbe graduale. Nella prima fase servirebbero almeno tre componenti di origine comunitaria, celle comprese. Più avanti si salirebbe a cinque, includendo anche il sistema di gestione della batteria e i materiali attivi del catodo. Il testo, va detto, deve ancora passare da Parlamento e Consiglio, quindi le condizioni possono cambiare prima del via definitivo.
Per i camion elettrici va persino peggio: nel 2032 il deficit potrebbe toccare i 23 GWh, con una domanda vicina a quattro volte l’offerta europea. Servirebbe un miracolo, o almeno una gigafactory in più.
C’è anche la questione della chimica. Molte gigafactory europee sono nate pensando alle batterie NMC, mentre il mercato corre verso le più economiche LFP, la cui filiera è dominata dalla Cina, cioè proprio da chi Bruxelles vorrebbe dipendere meno. Aggiungiamo che produrre batterie in Europa costa sensibilmente più che importarle e che mancano materiali essenziali per anodi e catodi.
Ecco la contraddizione della nuova politica industriale: usare gli incentivi per far nascere una filiera propria, rischiando di pretendere batterie europee prima che l’Europa sappia farle in quantità sufficiente. Non basta più alzare capannoni, servono materie prime, materiali attivi, energia competitiva, finanziamenti e fornitori all’altezza.






