Camion elettrici, le aziende pregano Bruxelles: “Non toccate le regole”

IKEA, EDF, Geopost e DFDS chiedono alla UE di non indebolire gli standard CO2 per i camion: il mercato elettrico cresce e serve stabilità.
camion elettrico

Quando a chiedere di non toccare le regole sono proprio le aziende che dovrebbero lamentarsene, qualcosa non quadra. Sembra sia andata così: IKEA, EDF, Geopost e DFDS hanno firmato una lettera, insieme a organizzazioni industriali e della società civile, per dire a Bruxelles di lasciare in pace gli standard sulle emissioni di CO2 dei camion.

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Il documento dell’1 ottobre 2026 vede non certo destinatari di secondo piano: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, i vicepresidenti esecutivi Teresa Ribera e Stéphane Séjourné e i commissari competenti per trasporti, clima ed energia. La richiesta, quasi banale, è quella di mantenere le norme così come sono. Chi deve comprare camion elettrici, spiegano i firmatari, ha bisogno di sapere oggi che le regole di domani non cambieranno.

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Il ragionamento è molto più che ideologico. Le flotte elettriche servono a ridurre l’esposizione agli sbalzi del prezzo dei carburanti, e un ripensamento normativo getterebbe sabbia negli ingranaggi di scelte già fatte. Incertezza, insomma, è la parola che nessun direttore finanziario ama leggere in un piano d’investimento.

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Secondo una nuova analisi di T&E, il camion elettrico è già l’opzione più conveniente in sei dei nove principali mercati dell’Unione, e con il giusto sostegno politico potrebbe esserlo in tutti e nove entro il 2030. Non è solo un fenomeno europeo, d’altronde, dato che Smart Freight Centre e Catalyst, partner di EV100, hanno appena annunciato l’acquisto di 2.500 camion elettrici negli Stati Uniti.

La lettera, però, non si limita a chiedere di non toccare nulla. Invita l’Unione ad accelerare sulle colonnine e a sciogliere i colli di bottiglia della rete elettrica, passando per il regolamento AFIR e il pacchetto europeo sulle reti. Perché un camion elettrico senza un punto di ricarica adeguato è, a conti fatti, un costoso soprammobile con le ruote.

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Le voci dei firmatari vanno tutte nella stessa direzione. Marion Labatut di EDF parla di fiducia necessaria per investire su larga scala, mentre Lucie Mattera di ChargeUp Europe avverte che rivedere o ammorbidire gli standard colpirebbe proprio chi sta costruendo le infrastrutture. Dominic Phinn di Climate Group aggiunge che i soldi sono già stati spesi, sulla base di una promessa di stabilità.