Il tempo passa in fretta e i decenni si avvicendano con grande rapidità. Non stupisce, quindi, che siano passati 70 anni dal lancio della Renault Dauphine, ricordata ancora con freschezza dagli appassionati più anziani.
Nel secondo dopoguerra anche la Francia cambia pelle. Nel 1956, data di nascita del modello, l’economia transalpina gode di una buona spinta e le famiglie se ne giovano. Così crescono anche le aspirazioni. I clienti vogliono di più e puntano verso nuovi lidi, per gustare meglio il maggiore benessere economico.
Nel 1946 la celebre 4CV aveva riportato gli automobilisti su strada. Dieci anni dopo serviva, al suo posto, un’auto capace di incarnare una nuova idea di libertà: più confortevole, più spaziosa e con uno stile inconfondibile. Nacque così la Renault Dauphine, vettura di fascia medio-bassa destinata per sempre a cambiare l’identità del marchio francese.
L’idea cominciò a prendere forma già nel 1951, sotto la guida del CEO Pierre Lefaucheux, con il codice di progetto interno “109”. Il nuovo modello, la cui gestazione fu lunga, ereditava dalla 4CV la configurazione con motore e trazione posteriore. Sbagliato, però, parlare di una semplice evoluzione, dal momento che qui si mise a segno un salto generazionale in ogni reparto.
Molte attenzioni, nella fase progettuale della Renault Dauphine, furono riservate al tema dei volumi interni, per garantire i migliori livelli di spazio e praticità, in rapporto alle dimensioni esterne. Il risultato degli sforzi fu un’auto a quattro porte, abbastanza confortevole e con un generoso bagagliaio anteriore da 380 litri.
La spinta fu affidata a un motore a quattro cilindri da 845 centimetri cubi di cilindrata, in grado di sviluppare una potenza massima di 30 cavalli, per una velocità di punta nell’ordine dei 115 km/h.
La scelta del nome del modello servì, indirettamente, a sottolineare l’omaggio alla progenitrice, di cui voleva essere degna discendente, portando il suo stesso apparato genetico. Poiché la 4CV era la “regina” del mercato, la sua erede naturale non poteva che chiamarsi Dauphine (la delfina, ossia una sua simbolica evoluzione spirituale).
Con lo sviluppo di questa vettura, Renault applicò per la prima volta le ricerche di mercato allo sviluppo di un mezzo a quattro ruote, curando l’abitacolo e le finiture in base ai desideri dei clienti.
Emblematica fu la collaborazione avviata nel 1953 con l’artista e decoratrice Paule Marrot, per sviluppare un bel ventaglio cromatico. Grazie al suo tocco, la carrozzeria si accese con una palette di circa 30 tinte pastello, vivaci ed eleganti. Un cambio di passo rispetto ai toni cupi ricorrenti in quel periodo storico, fatto anche per assecondare meglio il ritrovato ottimismo della gente e la nuova voglia di vivere il tempo in modo attivo e spensierato.
La Renault Dauphine fu prodotta nel nuovo stabilimento di Flins, ad alto indice tecnologico. Il suo successo commerciale fu strepitoso e diede forma a una produzione record. Le cifre non furono importanti solo sulla piazza domestica, ma divennero considerevoli anche nei mercati esteri. È chiaro però che in casa le vendite ebbero volumi ben più alti che altrove.
In terra di Francia il suo fu un vero dominio. Dal 1957 al 1961 questa automobile fu costantemente la più venduta del paese transalpino, superando a fine carriera il traguardo dei 2,1 milioni di esemplari. Grazie a lei la Régie divenne un colosso internazionale, in forte espansione. Il suo assemblaggio prese forma in diverse aree geografiche del pianeta: dall’Italia all’Argentina, dal Brasile al Messico.
Con questo modello la casa della “losanga” fece il suo debutto pure negli Stati Uniti, tra alti e bassi. Quell’esperienza pioneristica aprì nuovi orizzonti strategici, in termini commerciali.
La Renault Dauphine ha saputo indossare diverse vesti, dimostrandosi ben più di una tranquilla berlina per famiglie. Mise anche l’abito da corsa, senza complessi di inferiorità nei confronti dei rivali. Nell’universo dorato dei rally seppe mettersi in buona luce.
Nel 1956 fece suo il Tour de Corse. L’anno dopo, grazie al genio dell’elaboratore Amedeo Gordini (“il Mago”), nacque la Dauphine Gordini: più potente, reattiva e grintosa. In questa veste, la vettura transalpina guadagnò il successo di classe persino nel prestigioso Rally di Montecarlo.
La Renault Dauphine esplorò anche il terreno dell’alimentazione elettrica, con uno spirito quasi pioneristico. Nel 1959, infatti, fece da base per la Henney Kilowatt, un’inedita variante alla spina sviluppata per il mercato americano. Fu quello un esperimento poco noto, che ha anticipato di decenni la transizione ecologica di Renault.
L’auto di cui ci stiamo occupando non ha solo sostituito la 4CV: ha insegnato a Renault a pensare in grande, tracciando la strada che il gruppo continua a percorrere ancora oggi.






