La Mini che sembra innocua e ha i 225 CV della Celica GT-Four sotto il cofano

Una Austin Mini 1000 del 1980 con motore Toyota Celica GT-Four da 225 CV e trazione integrale: la storia di Project Binky, dieci anni di YouTube.
Austin Mini, Project Binky

La Austin Mini 1000 del 1980 da cui parte questa storia si muoveva con un 998 cc da 40 CV che oggi faticherebbe a scaldare un tostapane. Dieci anni dopo, la stessa scocca ospita un 2.0 turbo da 225 CV e la trazione integrale di una Toyota Celica GT-Four.

Advertisement

Il progetto si chiama Project Binky, lo firmano i britannici di Bad Obsession Motorsport e vive su YouTube dal 2013. Fuori è una Mini e basta, stessa lunghezza, stessa larghezza, niente parafanghi a tendina.

Sotto c’è la meccanica della Celica GT-Four ST185, l’icona dei rally di inizio anni Novanta. Il quattro cilindri 3S-GTE eroga quasi 304 Nm di coppia e li scarica su tutte e quattro le ruote con una trazione permanente. Più di cinque volte la potenza originale, in un’auto nata per portare la spesa e due passeggeri.

Advertisement
Austin Mini, Project Binky

Però, un pacchetto del genere in una Mini non entra. Motore, cambio, ripartitore, albero, ponte posteriore, organi di sospensione: tutto era pensato per un piccolo quattro cilindri trasversale e due modesti sottotelai. I primi episodi su YouTube mostrano infatti la scocca su una dima di saldatura e il pianale tagliato per fare spazio. Poi un pavimento rifatto da zero, con tunnel centrale per l’albero, come su una compatta moderna.

I sottotelai, anteriore e posteriore, sono stati ricostruiti in buona parte per reggere i componenti Toyota senza toccare il passo cortissimo della Mini. La geometria delle sospensioni è stata rivista a fondo, con attacchi spostati e rinforzati. Non è finita: corrosione da trattare, rinforzi strutturali, radiatori, condotti e intercooler, serbatoio, abitacolo, un impianto elettrico su misura, la plancia adattata. Oltre quaranta episodi per raccontarlo.

Advertisement
Austin Mini, Project Binky

Il bello, poi, è il tono. Due appassionati, humour british d’ordinanza, pause per il tè che sembrano far parte del cronoprogramma. I tempi previsti sono saltati da un pezzo e il progetto ha superato il decennio, ma negli episodi recenti e in qualche video di rodaggio la Mini finalmente si muove.

Il risultato è un micro quasi di serie fuori e da rally dentro. Più che una storia di motori, una lezione su quanto costi davvero uno swap così estremo.