Auto elettrica, lo studio: chi non può passare alla spina pagherà di più ogni anno

Lo studio dell’Öko-Institut avverte: le famiglie a basso reddito rischiano di pagare di più per benzina e diesel. Ecco perché l’elettrico non è per tutti.
auto elettrica, ricarica

Chi non può cambiare auto, paga e paga ogni anno un po’ di più. Lo dice uno studio dell’Öko-Institut tedesco, che mette il dito su un nervo scoperto della transizione elettrica: non pesa uguale su tutte le tasche.

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Il problema non è solo il prezzo di listino. Contano l’accesso alla ricarica privata, i chilometri percorsi ogni anno e la capacità di un nucleo familiare di liberarsi del vecchio mezzo. Quelli che elettrificheranno per primi, secondo l’analisi, saranno i redditi alti e chi ha l’auto aziendale. In fondo alla fila ci sono molte famiglie sotto i 2.000 euro netti al mese (in Germania), che il futuro lo guardano passare dal finestrino di una vecchia diesel.

C’è poi un meccanismo quasi crudele. Chi ha meno soldi tiene l’auto più a lungo, quindi arriva più tardi alle tecnologie nuove e resta più a lungo agganciato al pieno di benzina e gasolio. Attorno al 2035 la forbice dovrebbe farsi evidente: chi macina molti chilometri con un budget stretto continuerà a muoversi a combustione, mentre i carburanti fossili si fanno via via più cari.

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Doppia beffa, insomma. Il ticket d’ingresso all’elettrico è alto e il biglietto per restare fuori sale di anno in anno. Thomas Losse-Müller, direttore di Stiftung Klimaneutralität, lo riassume così: chi non può cambiare, paga di più ogni anno.

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Poi c’è la questione della spina, che pesa più di quanto si pensi. Solo il 14% degli intervistati prenderebbe in considerazione un’elettrica senza una possibilità di ricarica privata. Se invece una presa c’è, a casa o al lavoro, la quota sale al 51%. Peccato che il 70% dei partecipanti dichiari di non poter ricaricare né in un posto né nell’altro, soprattutto chi vive in affitto o non ha un box auto.

Qui il conto si complica, perché la ricarica domestica costa sensibilmente meno delle colonnine pubbliche. Due famiglie con lo stesso identico modello nel parcheggio possono finire per spendere cifre molto diverse. Stessa auto, stessa strada, bolletta da due pianeti differenti.

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Gli autori mettono sul tavolo alcune proposte: tenere in piedi gli incentivi mirati ai redditi più bassi oltre il 2028, estendere il social leasing, facilitare le colonnine nei condomini in affitto e ridurre il divario di prezzo tra ricarica domestica e pubblica. L’obiettivo è evitare che la transizione finisca per punire proprio chi ha meno margine per affrontarla.

Non basta produrre elettriche più efficienti e meno care, bisogna anche mettere tutti in condizione di comprarle e ricaricarle senza svenarsi. Altrimenti la rivoluzione verde rischia di restare un affare per chi ha il garage.