Berlino ha deciso che il fatidico 2035 è solo un suggerimento, non una scadenza. Per farlo digerire a Parigi ha messo sul tavolo qualcosa di molto concreto. Il baratto più discusso della settimana, infatti, sarebbe questo: la Germania appoggia le richieste francesi su regole più dure per l’”acquisto europeo”, quelle che premiano i prodotti fabbricati nell’Unione in sussidi e appalti pubblici. In cambio, la Francia si schiera con Berlino per dare alle case auto più margine nel vendere motori a combustione anche dopo il 2035. Lo riportano Handelsblatt e Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo cui Friedrich Merz ed Emmanuel Macron potrebbero presentare l’intesa prima del vertice dei leader UE del 15 ottobre a Bruxelles.
Fino a ieri i due governi si guardavano in cagnesco. Berlino voleva allentare i vincoli, Parigi difendeva le condizioni sugli acquisti e non voleva ulteriori ammorbidimenti ambientali. Il cambio di rotta francese pesa parecchio: insieme a Svezia, Spagna, Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo, la Francia faceva parte della minoranza di blocco contro una flessibilità più ampia di quella proposta dalla Commissione. Se Parigi cambia fronte, i fautori dell’allentamento hanno i numeri.
La Commissione europea, va detto, aveva già aperto la porta. La sua proposta porta il taglio delle emissioni di CO2 delle auto nuove dal 100% al 90% rispetto al 2021, con ibridi plug-in, elettriche con range extender e persino motori termici ancora in vendita, a patto di compensare le emissioni residue con acciaio a basse emissioni made in UE, carburanti sintetici e biocarburanti.
Franco-tedeschi, però, a quanto pare, vogliono di più. Secondo fonti diplomatiche citate da Handelsblatt, l’asticella scenderebbe all’80%, e senza compensazioni da esibire. Non finisce qui, l’obiettivo intermedio del 55% al 2030 verrebbe diluito, con cinque anni di tempo per centrarlo invece della finestra 2030-2032 pensata a Bruxelles. Meno rischio di multe, più respiro, ma anche più incertezza sul ritmo dell’elettrificazione, anche se quella evidentemente è un problema di qualcun altro.
Le regole del 2035 furono votate nel 2023 per tagliare le emissioni dei trasporti e arrivare alla neutralità climatica nel 2050. Da allora la Germania, casa di Volkswagen, BMW e Mercedes, chiede tempo per reggere la concorrenza cinese e i dazi americani.
Transport & Environment ha già fatto i conti sulla proposta originale: quota di elettriche a batteria nelle nuove immatricolazioni più bassa di circa l’85% nel 2035 e emissioni delle auto tra 2025 e 2050 superiori di circa il 10%. Con l’80%, quindi, il divario si allarga.
Per ora è una posizione politica, non una legge. Deve ancora attraversare il negoziato europeo. Il sottotesto, però, si legge benissimo. Persa buona parte della Cina, azzoppata dai dazi di Trump, la Germania ha steso per anni il tappeto rosso a Tesla e ai marchi cinesi senza accorgersi di farlo. I dazi dovevano comprare tempo, ma il tempo è stato sprecato. Ora i gruppi cinesi aprono fabbriche in Europa, mossa che a breve fa poco rumore e a lungo termine apre il mercato senza resistenze.


