Cosa farà davvero la stretta sul “Made in Europe” di Bruxelles

Bruxelles presenta il piano sul contenuto locale per le auto elettriche: soglie al 70% e scappatoie per i colossi cinesi.
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Bruxelles ha deciso. L’Industrial Accelerator Act è sul tavolo, e con lui una serie di regole che ridisegnano il perimetro entro cui si potrà parlare di auto elettrica europea, quella vera, non quella assemblata con componenti arrivati da chissà dove.

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La proposta della Commissione, presentata dal commissario all’Industria Stéphane Séjourné e ancora soggetta al vaglio di Parlamento e Consiglio UE, punta a un obiettivo dichiarato, ovvero aumentare la domanda di tecnologie e prodotti a basso impatto ambientale di fabbricazione europea. Quindi, se vuoi gli incentivi, devi costruire qui. E con pezzi di qui.

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Il cardine del regolamento che si discute a Bruxelles è la soglia del 70%. Per accedere a sussidi e appalti pubblici, un veicolo, elettrico, ibrido plug-in o a celle di combustibile, dovrà essere assemblato nell’UE e dovrà avere almeno il 70% dei componenti (batteria esclusa, dettaglio non da poco) di origine europea.

Sugli accumulatori il discorso, infatti, è separato. Nella versione definitiva, la batteria dovrà contenere almeno tre componenti principali di origine UE, tra cui obbligatoriamente le celle. Nella bozza erano quattro, un piccolo passo indietro, probabilmente negoziato sotto pressione dell’industria.

Non finisce qui. Almeno il 50% dei componenti del powertrain elettrico e di tutta una serie di tecnologie di bordo, radar, Lidar, sensori, centraline, sistemi di infotainment, elettronica del telaio, dovrà anch’esso essere prodotto in Europa. Un perimetro vasto, che abbraccia quasi ogni angolo dell’architettura di un veicolo moderno.

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C’è poi la clausola di flessibilità, pensata per non strangolare chi è ancora in transizione. Un costruttore potrà essere considerato conforme per dodici mesi se dimostra che l’85% dei veicoli immatricolati nell’anno precedente è stato assemblato nell’UE. Una finestra temporale, non un’uscita permanente.

Per le cosiddette E-Car, il pacchetto Automotive prevede supercrediti con peso 1,3 nel calcolo delle emissioni. Per ottenerli, il veicolo dovrà soddisfare almeno uno tra due criteri: il 70% dei componenti di origine UE, oppure una batteria con almeno tre componenti principali europei.

Infine, il capitolo che trasforma tutto questo in qualcosa di più complicato da difendere. Bruxelles considera “di origine UE” anche i contenuti provenienti da Paesi con cui esistono accordi di libero scambio (si pensi a quei partner che non fanno parte dell’UE come Turchia e Regno Unito). Un’apertura che smonta parzialmente la narrativa protezionista, o che, a seconda dei punti di vista, la rende semplicemente più sofisticata.

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L’obiettivo finale è portare il peso della manifattura sul PIL europeo dal 14,3% del 2024 al 20% entro il 2035. Ambizioso. Forse persino troppo.