Il 2035 doveva essere il funerale del pistone, l’anno del cosiddetto ban termico, una data scolpita nel marmo di Bruxelles che non ammetteva repliche: zero grammi di CO2 e tutti obbligatoriamente alla spina. Quella che sembrava una marcia trionfale verso l’elettrico puro si è trasformata in una rissa da saloon, con la Germania a guidare la rivolta del buon senso, o degli interessi nazionali, a seconda dei punti di vista.
Friedrich Merz, oggi alla guida della coalizione CDU/CSU e SPD, ha deciso che è ora di smetterla di recitare la parte dello scolaro ubbidiente davanti ai commissari europei. Il messaggio inviato a Bruxelles è una richiesta di “massima apertura tecnologica”, che tradotto significa che il motore termico non ha nessuna intenzione di finire sotto un telo in garage.

Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha persino evocato lo spettro dell’astensione tedesca, una mossa che politicamente peserebbe come un macigno, pur di ottenere quella “flessibilità” che oggi appare come l’unica scialuppa di salvataggio per l’industria teutonica.
Markus Söder, presidente bavarese, lo ha detto senza giri di parole: non possiamo consegnare le chiavi del nostro mercato alla Cina. La paura che Pechino banchetti sulle macerie dell’automotive europeo ha spinto Berlino a presentare una “lista della spesa” che fa tremare i sostenitori del Green Deal.
Cosa chiedono i tedeschi? Requisiti meno punitivi per le ibride plug-in, la grazia per i motori con range extender, i “badanti” termici delle batterie, e lo stop all’inasprimento del “fattore di utilità” dal 2027, quel parametro che misura quanto realmente le PHEV contribuiscano a salvare il pianeta.

La Germania spinge anche per i carburanti sintetici e gli e-fuel, chiedendo che i veicoli alimentati a biocarburanti siano classificati subito come “zero emissioni” per le flotte aziendali, respingendo al contempo i super-incentivi per le auto elettriche sotto i 4,20 metri. Ora la palla passa al voto di giugno. Se i politici non troveranno un compromesso, resteranno in vigore le norme attuali, le più rigide di sempre.
