Nessuno si trova al volante, eppure l’auto parte, sterza e si ferma al centimetro. Qui non stiamo parlando di robotaxi nella Silicon Valley: succede tutto nei capannoni di BMW e, anzi, va avanti da un po’.
Mentre il mondo aspetta da anni la guida autonoma sulle strade pubbliche, impantanata tra normative e polemiche, i tedeschi hanno fatto la mossa più furba, hanno scelto la fabbrica. Lì niente pedoni distratti, niente rotatorie improvvise, solo corsie segnalate e personale addestrato.
Il traguardo è di quelli tondi: un milione di auto nuove spostate senza conducente, grazie al sistema AFW, sigla che in tedesco sta per guida automatizzata all’interno dello stabilimento. La millionesima è arrivata a Oxford, dove nasce la Mini, quarto sito a usare la tecnologia dopo Dingolfing, Lipsia e Ratisbona. Solo a Oxford, in dodici mesi, si contano più di 53.000 trasferimenti autonomi. Su scala di gruppo fa circa 3.500 auto al giorno che si muovono da sole, dalla linea di montaggio alla tappa successiva, fino all’area logistica prima della spedizione ai concessionari.
Il bello è che l’auto non ha bisogno di niente. Nessun sensore a bordo, nessun hardware speciale: l’occhio è lungo il percorso, con una rete di LiDAR che scansiona l’ambiente col laser e misura distanze e ostacoli. Il cervello, invece, sta nel cloud, dove un software calcola la traiettoria e manda i comandi. La macchina obbedisce e basta, come un modellino telecomandato da svariate migliaia di euro. Reagisce a persone, veicoli e ostacoli, e funziona su qualsiasi modello, a prescindere dall’allestimento.
Oxford è anche la prima fabbrica del gruppo a collegare questi movimenti ai sistemi già presenti in linea. L’auto si ferma con precisione centimetrica accanto a un elevatore, dove viene eseguita una lavorazione specifica. Il prossimo sito sarà Spartanburg, nella Carolina del Sud, nel 2027. Piste di prova e depositi esterni sono nel mirino, ma sulle date BMW tace.
Qualcuno, finora, quelle auto le guidava. Il comunicato esalta l’efficienza logistica, ma non quantifica i posti di lavoro coinvolti né dice che ne sarà dei dipendenti. Inoltre, il clima in azienda non è sereno: il programma di prepensionamento volontario è stato chiuso in anticipo, vittima del suo stesso successo. Nessun legame ufficiale con la guida automatica, ci mancherebbe. La iFactory, nelle parole del costruttore, deve prima di tutto diventare più efficiente.
Per chi compra, in apparenza cambia zero. La vostra prossima BMW o Mini potrebbe aver percorso i primi metri senza nessuno a bordo, ma non chiamatela auto autonoma, l’intelligenza resta dentro i cancelli.


