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L’auto cinese in Europa è un problema di smaltimento: il 2027 sarà davvero un’invasione

La Cina produce più auto di quante ne venda: mercato interno in calo del 22%, export a +65,8%. Ecco perché l’Europa è il prossimo sbocco.
Nave BYD attraccata accanto a migliaia di auto

La Cina ha costruito fabbriche per un mondo che non esiste più. Il conto, sempre più spesso, arriva a Bruxelles, a Milano, a Madrid, insomma nel cuore dell’Europa dell’auto.

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Il mercato interno si sta sgonfiando in fretta. Secondo la China Passenger Car Association, le vendite ai consumatori cinesi nel 2026 potrebbero fermarsi a 18,5 milioni di unità, circa il 22% in meno rispetto al 2025. Nei primi nove mesi l’emorragia cinese ha già toccato il 22,4%. Sarebbe il livello più basso da oltre dieci anni, dopo anni di investimenti pesanti in capacità industriale pensata soprattutto per elettriche e ibride plug-in.

fabbrica auto cinese

Più il mercato frena, più il comparto spinge sull’acceleratore. Il Wall Street Journal stima una capacità produttiva teorica fino a 63 milioni di veicoli l’anno. Il numero, però, comprende impianti non pienamente operativi e non si confronta con le sole vendite interne.

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Poi c’è l’affollamento cinese. Troppi marchi, troppi stabilimenti, troppo pochi clienti. Skyworth Auto nel 2021 annunciava una fabbrica da 100.000 veicoli l’anno, nei primi nove mesi del 2026 ne ha venduti 660 sul mercato cinese. BYD, Geely e Chery hanno spalle ben più larghe, ma pedalano anche loro dentro una guerra dei prezzi feroce, con margini di profitto fermi intorno al 3,6%.

Le autorità di Pechino hanno spinto la nascita di stabilimenti e nuovi costruttori, in particolare nell’elettrico: ne sono usciti campioni globali, ma anche capacità spesso sproporzionata rispetto alla domanda. Chiudere i fabbricanti più deboli, poi, è un affare delicato, dato che una fabbrica significa lavoro, investimenti e gettito per il territorio, quindi molte aziende restano in piedi pur vendendo poco. Il Merics, think tank tedesco, parla di scorte che si accumulano, prezzi sotto pressione e una quota rilevante di imprese in perdita.

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La valvola di sfogo è l’export. Le esportazioni cinesi hanno raggiunto 8,21 milioni di veicoli nei primi nove mesi del 2026, un balzo del 65,8% sull’anno precedente. L’Europa, in questa partita, ha un posto speciale. MG, BYD, Chery, Geely e XPeng stanno costruendo reti di vendita e allargando la gamma a ritmo serrato, puntando a un numero crescente di segmenti.

export auto cinese

Entrano in scena anche ibride plug-in e ibride tradizionali, che allargano la platea dei clienti e, per alcuni modelli, riducono l’esposizione ai dazi compensativi europei sulle elettriche costruite in Cina.

La conquista cinese dell’Europa, insomma, è anche la risposta a una fabbrica troppo grande per il suo mercato. Chi se la ritrova sotto casa, a questo punto, dovrebbe chiedersi se stia comprando un’auto o smaltendo un’eccedenza.

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