Sette anni di attesa, un’email e basta. Pochi giorni fa, Tesla ha scritto agli ultimi clienti rimasti in Australia e Nuova Zelanda: il Cybertruck non arriverà mai, la prenotazione è annullata. Una storia, un’altra del colosso californiano, decisamente assurda.
La mail arriva il giorno dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, per la cronaca. Gli acconti, 150 dollari australiani (poco meno di 100 euro), saranno restituiti entro trenta giorni, a conferma delle coordinate bancarie. Come premio di consolazione, un anno di FSD per chi ordina una Model 3 o una Model Y. Un pick-up Tesla sognato per sette anni e un abbonamento a un software, lo scambio non è esattamente alla pari.
La storia comincia nel novembre 2019, subito dopo la presentazione californiana. Il mercato sembrava perfetto, la terra degli ute, quei pick-up che là sono un’istituzione, e un monolite d’acciaio inox dagli spigoli vivi pronto a farsi largo. I segnali, però, non sono mai stati limpidi. La pagina di prenotazione era sparita già a maggio 2022, eppure nel 2024 un esemplare ha sfilato per le strade australiane, e Musk ha detto agli azionisti che forse sarebbe stato certificato per altri mercati l’anno dopo. Quel “forse” è costato a chi ci credeva.
Il Cybertruck nasce in Texas e non ha mai avuto una versione con guida a destra. Per Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito o Giappone servirebbe una riprogettazione completa: interni da rifare, crash test dedicati, nuova omologazione. A Canberra, poi, c’è anche la validazione nazionale sopra gli standard internazionali.
Secondo Cox Automotive, negli Stati Uniti ne sono stati venduti 4.323 nel terzo trimestre 2026 e 11.586 nei primi nove mesi. La linea, in teoria, potrebbe sfornarne 250.000 all’anno. Con un divario simile, spendere miliardi per il volante a destra sarebbe un atto di fede, non di bilancio.
L’Europa, intanto, ha un ostacolo diverso, la legge. Nell’autunno 2025 l’esercito americano ha chiesto al Ministero dei Trasporti tedesco di poter usare i Cybertruck per i soldati di stanza in Germania. È stato però riscontrato uno scostamento troppo marcato dai requisiti UE, dunque nessuna omologazione individuale possibile. Il motivo principale sono i pannelli in acciaio inossidabile con spigoli vivi, giudicati pericolosi per pedoni e ciclisti. Se non passa nemmeno per l’esercito alleato, difficile che passi per un privato.
Tesla, per ora, lo vende dove le regole sono più elastiche: Corea del Sud dalla fine del 2025, Emirati Arabi Uniti da gennaio 2026. Da noi resta un’attrazione da fiera, qualcosa che si fotografa su uno stand. Agli australiani, almeno, resta il rimborso.


