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L’idrogeno nato da una lattina di birra: ennesima promessa da laboratorio?

Il MIT produce idrogeno con alluminio riciclato e acqua di mare: -87% di emissioni, ma restano prototipi. Ecco cosa c’è di convincente.
Lattine di alluminio schiacciate pronte per il riciclo

Le lattine che butti nel bidone della differenziata potrebbero fare più strada di quanto abbiano mai fatto da piene. Al MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno preso l’alluminio riciclato, ci hanno aggiunto acqua di mare e ne hanno tirato fuori idrogeno. L’alluminio puro messo a contatto con l’acqua libera H2 (idrogeno), una reazione nota da tempo.

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Il problema è che l’alluminio, per natura, si ricopre di uno strato di ossido che fa da scudo e blocca tutto. I ricercatori l’hanno aggirato con un trattamento a base di una piccola quantità di gallio e indio, due metalli che quella barriera la scardinano. Il metallo viene poi ridotto in piccoli pezzi che reagiscono con l’acqua salata. I sali, ironia della sorte, aiutano pure a recuperare la lega di gallio-indio, che si può riusare.

Massachusetts Institute of Technology, produzione idrogeno

I numeri, almeno sulla carta, sono di quelli che fanno rizzare le orecchie. Il processo varrebbe 1,45 chili di CO2 equivalente per ogni chilo di idrogeno, contro gli 11 della produzione convenzionale da fonti fossili, un taglio dell’87%. Il costo stimato per lo scenario migliore è di 9,2 dollari al chilo, circa 8,2 euro, in linea con alcune tecnologie di idrogeno verde.

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Occhio però al dettaglio: sono risultati di un’analisi del ciclo di vita e dei costi, non cifre misurate in un impianto industriale. Il che, in un settore che ha già visto parecchie promesse evaporare, non è una nota a margine.

Massachusetts Institute of Technology, produzione idrogeno

Il versante automotive esiste, ma va preso con le molle. Il team ha costruito un reattore grande all’incirca come una bottiglia d’acqua, capace di alimentare una bicicletta elettrica per diverse ore. In passato aveva già mostrato di poter produrre idrogeno a sufficienza per muovere una piccola automobile.

Il vero vantaggio è un altro, perché l’idrogeno si produce quando serve, dove serve. Addio a una parte dei grattacapi di stoccaggio e trasporto, che sono il vero tallone d’Achille dell’intera filiera. Non a caso, l’idea fa gola soprattutto al settore marittimo, dove l’acqua di mare è già lì, gratis, sotto la chiglia. Come sottoprodotto esce anche boehmite, materiale dalle applicazioni industriali che, se venduto, potrebbe migliorare i conti.

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Garantirsi abbastanza alluminio riciclato, recuperare in modo efficiente i materiali e costruire impianti che stiano in piedi economicamente, sono queste le sfide da affrontare. Per ora lo studio non dice che questa strada possa sostituire la produzione convenzionale di idrogeno. Domani, però, il pieno si potrebbe fare con delle sottovalutatissime lattine.