Carburanti, speculazione in vista: un altro bel regalo non richiesto

Tra accuse di speculazione delle compagnie petrolifere e l’inerzia della politica, il punto sui rincari dei carburanti, dalla benzina al gasolio.
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Il contatore gira, inesorabile, mentre il silenzio delle istituzioni sui carburanti si fa assordante. Giugno 2025 non è stato solo il mese che ha aperto le porte all’estate, ma anche quello che ha certificato l’ennesimo schiaffo in faccia (prolungato nel tempo) a chi l’auto non la usa per capriccio, ma per necessità. Quattro centesimi in più per la benzina, sei per il gasolio, con la Sicilia che tocca vette surreali di 7,8 centesimi di aumento. Numeri che sembrano spiccioli finché non li cali nella realtà di una rete autostradale dove il servito ha già sfondato il muro dei 2,3 euro al litro.

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Il dato tecnico, quello che piace sventolare nei palazzi del potere, parla di una media self-service intorno ai 2 euro. Ma per una famiglia media, ogni pieno oggi costa sensibilmente più rispetto a fine 2024. Moltiplicate questo “piccolo extra” per dodici mesi e per milioni di veicoli: otterrete un trasferimento di ricchezza colossale dalle tasche dei cittadini ai bilanci delle compagnie.

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Eppure, le riserve di prodotto sono ampie e i mercati internazionali non giustificano questa fiammata. Le associazioni di categoria, Faib, Fegica e Figisc, puntano il dito senza troppi giri di parole sulla speculazione pura.

Mentre il ministro Urso si rifugia nel fortino dei dati rassicuranti, ricordando che solo una manciata di stazioni supera i 2,2 euro, la realtà di chi sta sulla strada è ben diversa. In un Paese dove l’88% delle merci viaggia su gomma, ogni rincaro del gasolio è una tassa occulta che si riflette, con precisione chirurgica, sugli scaffali dei supermercati.

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Le richieste di controlli serrati da parte della Guardia di Finanza e la tracciabilità delle giacenze dei carburanti sono grida nel deserto. Si chiede trasparenza in un settore che, storicamente, preferisce le zone d’ombra. Le disparità geografiche e la giungla dei prezzi autostradali confermano un sistema squilibrato, dove l’automobilista è visto solo come un bancomat da spremere.