in ,

FCA in BORSA: analisi, notizie, mercati (3-7 dicembre)

Fa discutere l’emendamento sulla tassa alle auto inquinanti che penalizzerebbe FCA

Fca in Borsa analisi tecnica rubrica

Settimana ad altissima volatilità per il titolo FCA quella appena trascorsa. Spinto inizialmente in alto dall’esito positivo del G20 e dall’accordo tra gli Stati Uniti di Trump e la Cina che sancisce una tregua commerciale di 90 giorni sui dazi (con l’impegno da parte cinese di ridurre le tariffe sulle auto americane importate) arriva a superare di slancio i 15 euro facendo segnare un massimo nella giornata di lunedì a 15,24 euro, per poi precipitare sulla doppia notizia dell’arresto del direttore finanziario di Huawei (che rimette in discussione l’accordo appena siglato USA-Cina) e della proposta in discussione di tassare i veicoli più inquinanti in Italia.

 

Grafico titolo FCA in Borsa (settembre-dicembre 2018)

 

La chiusura di venerdì 7 dicembre, addirittura inferiore ai 14 euro, esattamente a 13,76, nega il buon segnale fatto segnare in avvio di settimana sulla speranza di un re-rating dell’intero settore auto di cui avrebbe beneficiato anche il Gruppo FCA e riporta le quotazione dell’azione all’interno del solito trading range 13,50 – 14,80 euro.

Proposta di un bonus malus per le auto in base alle emissioni di Co2

Merita un doveroso approfondimento per le conseguenze negative che potrebbe avere sui bilanci del Gruppo FCA la notizia accennata sopra dell’emendamento approvato dalla commissione bilancio della camera secondo il quale dal primo gennaio 2019 ci sarà un’imposta crescente – dai 150 ai 3.000 euro – se si immatricolerà un’auto nuova con emissioni superiori ai 110 g/km, mentre sarà dato un incentivo – da 6.000 a 1.500 euro – per i veicoli con emissioni tra 0 e 90 g/km di CO2.

Queste le parole del ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che giustifica così il provvedimento in gestazione: “un bonus malus sulle auto che permette di pagare meno tasse e avere meno aggravi in base a quanto fa di emissioni la macchina. Le auto elettriche costeranno di meno e finalmente le portiamo sul mercato, dove finora hanno avuto una quota irrisoria. Ci saranno fino a 6 mila euro di incentivi per l’acquisto di un’auto elettrica”.

Il provvedimento non piace all’Anfia, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, che cita ad esempio il modello più venduto in Italia, la Panda 1.2 prodotta a Pomigliano (tra le vetture non ibride con le più basse emissioni di CO2): con il nuovo sistema si pagherà un’imposta che varia dai 400 ai 1.000 euro. Il vantaggio sarà quindi solo per chi comprerà costose auto elettriche.

Anche il ministro Salvini di dice “assolutamente contrario ad ogni forma di nuova tassa su un bene già ipertassato in Italia”.

Vedremo come andrà a finire.

Focus sui mercati FCA nel mondo: ITALIA – STATI UNITI

Dando uno sguardo ai primi dati usciti sul sito carsitaly.net relativi alle immatricolazioni FCA del mese di novembre segnaliamo l’ennesimo calo del mercato italiano che il mese scorso il mercato ha riportato una flessione del 6,31%, con la performance del Gruppo Fiat Chrysler ancora peggiore con un calo del 9,8% e una quota di mercato pari al 24,27%.

La sotto-performance è da ricondurre al crollo dei marchi Fiat ed Alfa Romeo che hanno registrato a novembre una flessione rispettivamente del 16% e del 54% (negativi anche sull’intero anno), mentre l’unico marchio a salvarsi quest’anno è stato Jeep in crescita del 34% il mese scorso e del 72% sull’intero anno.

Altra musica fortunatamente negli Stati Uniti, dove il Gruppo FCA a novembre ha registrato un incremento del 17%, con una evidente sovra-performance rispetto al mercato di riferimento che ha riportato un calo dello 0,8%, compensando così i cattivi risultati nei mercati europei.

Anche in questo mese le vendite sono state sostenute dal brand Jeep, cresciuta del 12% a 74mila unità grazie soprattutto ai modelli Wrangler, Cherokee e Compass, ma un supporto è arrivato anche da Dodge e RAM, con un incremento rispettivamente del 15% e del 44%. E’ andata bene anche Alfa Romeo, pur con numeri ancora troppo piccoli, che è cresciuta del 36% a 2mila unità. C’è da rimarcare quanto l’ottimo risultato negli Usa abbia beneficiato della forte crescita delle flotte che hanno rappresentato ben il 25% dei volumi totali.

Leggi anche le puntate precedenti della rubrica FCA in Borsa: