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Pochi punti di ricarica: giusto non dare incentivi elettrici statali?

Va di moda una tesi: siccome in Italia sono pochi i punti di ricarica, allora è giusto non dare incentivi elettrici statali. Dibattito aperto

La tesi è estremamente semplice: siccome in Italia sono pochi i punti di ricarica, allora è giusto non dare incentivi elettrici statali. Infatti, il Governo Draghi non ha stanziato neppure un centesimo di euro per bonus alle macchine a batteria, né tantomeno a benzina e diesel.

Deluso Francesco Naso, segretario generale di Motus-E: una scelta, dice, che non riusciamo a spiegarci. Date le dichiarazioni positive del presidente del Consiglio e da quanto emerso nel corso dell’ultimo Tavolo Tecnico Automotive del ministero dello Sviluppo economico.

Motus-E allora chiede all’Esecutivo una risposta chiara e coerente con gli ambiziosi impegni climatici assunti a livello internazionale: una politica di supporto strutturale, almeno triennale. Per aiutare i cittadini ad acquistare prodotti sostenibili. E per supportare l’industria automotive del nostro Paese, che ha già avviato una riconversione della produzione in chiave sostenibile.

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Punti di ricarica: solo 24.794 in Italia

Poi Naso graffia: “Abbiamo sentito addirittura affermare che bisogna aspettare la diffusione delle colonnine prima di supportare il mercato delle auto elettriche. Se l’Italia non supporterà adeguatamente la crescita dei veicoli elettrici, corriamo davvero il rischio di diventare l’unica grande economia europea a immatricolare, nei prossimi anni, quasi esclusivamente veicoli inquinanti”. Risultato: ci allontaneremmo dagli obiettivi del Piano Nazionale Energia e Clima, in un momento in cui l’Italia condivide il coordinamento della Cop26 con l’Inghilterra.

Comunque, c’è pur sempre il PNRR: Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per rilanciarne l’economia dopo la pandemia, al fine di permettere lo sviluppo verde e digitale della nazione. Prevede 21.255 nuovi punti di ricarica rapidi, di cui 7500 in autostrada. L’investimento previsto è di 741 milioni di euro, da spendere entro la fine del 2025.

Lascia perplessi la mancanza di un cronoprogramma. Se questo ci fosse, l’Italia sarebbe già in ritardo rispetto al PNRR. Infatti, abbiamo solo 24.794 punti ricarica, con 12.623 stazioni. Viaggiamo a 2,7 punti per km: maluccio. Siamo indietrissimo nei fatti. Ma siamo molto avanti coi discorsi e le belle parole: decarbonizzazione, transizione elettrica, mobilità pulita.

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