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Museo Vincenzo Florio di Cerda: scrigno di passione

Un complesso museale fatto col cuore per narrare la Targa Florio e la vita di Vincenzo Florio.

Il Museo Vincenzo Florio di Cerda rende omaggio alle vicende storiche della Targa Florio, di don Vincenzo Florio e della sua famiglia. La struttura prese forma come mostra fotografica permanente, ma nel corso degli anni si è arricchita di un ricco campionario di oggetti. Tra le altre cose è possibile ammirare la Targa del 1926, l’unica assegnata a una casa costruttrice, la Bugatti. Quell’anno il marchio di Molsheim conquistò le prime tre posizioni finali nella difficile gara siciliana.

Alcuni degli oggetti esposti sono appartenuti alla famiglia Florio, che diede tanto lustro alla Sicilia e all’Italia. Ci sono anche tute, caschi e altri accessori da competizione usati dai protagonisti della “Cursa“. Impossibile fare un elenco dell’ampia collezione di cimeli, inseriti fra quadri, riviste, modellini, plastici e rarità varie, pronte a suscitare l’interesse degli ospiti.

Il Museo Vincenzo Florio di Cerda, che fa parte del circuito ASI (Automotoclub Storico Italiano), si trova nei locali dell’ex Motel Aurim, un tempo sede dei garage Alfa Romeo. Qui la passione si respira a pieni polmoni. Inoltre, l’immersione negli spazi espositivi avviene con grande fluidità. Un fatto che non dipende solo dalla natura familiare della mostra, diversa da quella rarefatta e artificiale di altri complessi museali, spesso non legati all’automobilismo.

Omaggio a Vincenzo Florio e alla sua corsa

Al Museo Vincenzo Florio di Cerda ci si sente subito a casa: non c’è nessuna forma di impaccio. A fare veramente la differenza è però la genuinità di chi lo gestisce: Antonio Catanzaro. In ogni suoi gesto, in ogni sua parola si coglie l’emozione e la passione per la mitica corsa siciliana. Un’entusiasmo e un coinvolgimento sensoriale che riesce a trasmettere ai visitatori, cui dà veramente il cuore. Impossibile non farsi prendere dal suo carisma e delle sue doti comunicative. In lui parla il cuore e si sente.

Per questo, anche se i cimeli esposti all’interno non cambiano con straordinaria frequenza, la voglia di ritornarci non abbandona mai. Magari soltanto per il gusto di scambiare due chiacchiere con lui. Le sue parole sono come una medicina per i malati di automobilismo. Non parliamo, poi, di quelli che soffrono di una “patologia” cronica: la “targhite acuta”.

Se ad Antonio Catanzaro venissero affidati dei locali più ampi, l’eventuale salottino sarebbe la sala preferita dagli amanti della “Cursa”, per immergersi nei ricordi dei tempi d’oro, dialogando con una persona che la sa veramente lunga sulla Targa Florio e, più in generale, sulle vicende di don Vincenzo Florio e della sua famiglia. Il Museo Vincenzo Florio di Cerda è stato realizzato con il contributo di Calogero Romano. Grande l’interesse mediatico suscitato negli anni su scala mondiale, nonostante sia una struttura privata, nata con grandi sacrifici personali.

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