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Alfa Romeo RL Targa Florio del 1924: auto da gara prestigiosa

In quell’anno non vinse la corsa di cui porta il nome, ma l’Alfa Romeo RL Targa Florio resta un mito.

L’Alfa Romeo RL Targa Florio del 1924 è l’evoluzione del modello dell’anno precedente, che si era imposto nella gara di don Vincenzo Florio, con Ugo Sivocci al volante. Altre tre vetture della stessa famiglia, in quella edizione della sfida madonita, furono gestite da Antonio Ascari (secondo al traguardo), Giulio Masetti ed Enzo Ferrari.

Nel tentativo di ripetersi nella gloria, gli uomini del “biscione” si misero al lavoro per migliorare le caratteristiche del modello. Sulla sua versione meno potente, di 2.994 cm³, i cavalli crebbero da 88 a 90. Nell’allestimento più muscoloso, aumentarono sia la cilindrata che la potenza. La prima passò da 3.154 cm³ a 3620 cm³, la seconda da 95 a 125 cavalli. Così le performance diventarono ancora più pungenti.

Ai nastri di partenza dell’edizione 1924 della Targa Florio erano presenti entrambi gli step, ma i piani non vennero centrati. L’Alfa Romeo RL Targa Florio di Ascari perse il secondo posto all’ultima curva, quando andò in testacoda. A quel punto si aggiunse anche la beffa dello spegnimento dell’auto, che non voleva sentirne di rimettersi in moto. Il pubblico accorse per aiutare il pilota veneto, portandolo a spinta fino alla linea d’arrivo.

Intanto, Masetti lo scavalcava in classifica, con l’altra vettura del “biscione”, finendo in piazza d’onore, a 8’26″8 dal leader. Per Ascari le disgrazie non finirono qui, a causa della successiva squalifica, che rese ancora più magro il suo bilancio di gara. La vittoria, in quell’edizione della Targa Florio, andò alla Mercedes 2000 M7294 di Christian Werner. Giuseppe Campari giunse quarto, mentre Louis Wagner si dovette accontentare del nono posto: entrambi erano al volante delle Alfa Romeo RL Targa Florio di 3 litri.

La prova siciliana

Alfa Romeo RL Targa Florio 1924

Teatro del confronto, come nell’anno precedente, fu il Medio Circuito delle Madonie, di 108 chilometri, percorso quattro volte. Il rito della partenza si svolgeva nell’area di Floriopoli. I concorrenti si spingevano poi verso l’abitato di Cerda, il bivio di Sclafani Bagni, Caltavuturo, Polizzi Generosa, Scillato, Collesano e Campofelice di Roccella. Infine il passaggio dalle tribune, sfondo dei rilievi cronometrici e dell’arrivo. In quello scenario si sono scritte pagine memorabili di storia, spesso firmate dall’Alfa Romeo. La casa del biscione è la seconda più vincente di sempre sulle Madonie, con 10 successi, alle spalle di Porsche con 11. Ferrari è terza, con 7 vittorie.

Purtroppo, nel 1924, le cose in Sicilia non andarono al meglio per la RL Targa Florio. Il bolide rosso brillò in modo più efficace alla Coppa Acerbo, vinta nello stesso anno con Enzo Ferrari e nel 1925 con Guido Ginaldi. Diversi i piazzamenti di peso raccolti da questa creatura milanese durante la breve ma intensa carriera agonistica.

Alfa Romeo RL: famiglia vincente

Alfa Romeo RL Targa Florio 1924

Ricordiamo che la famiglia RL fece il suo sbarco in società nel 1921. All’inizio, i modelli della serie avevano un motore sei cilindri in linea da 3 litri con 56 cavalli di potenza. Poi questo valore crebbe, spingendosi a 71 cavalli nella Sport del 1922. Ulteriori step evolutivi del modello presero forma negli anni a venire. Di rilievo, in particolare, l’arrivo della Super Sport del 1925, il cui cuore, a parità di cilindrata, portava la potenza massima a quota 83 cavalli.

In questa versione furono affinate la maneggevolezza e la guidabilità. Anche la frenata fu resa più efficace, con l’arrivo di freni a tamburo maggiorati, di 420 mm di diametro. Nuovo il cambio a quattro marce, migliore del precedente. Così il quadro dinamico del modello guadagnava nuovo brio.

La famiglia RL fu vincente ed ebbe nella Targa Florio il suo massimo fulgore. Qui, nel 1923, piegò -come già scritto- la forza dei rivali, incassando una magnifica doppietta. Il successo andò ad Ugo Sivocci; nel cofano del suo esemplare era dipinto per la prima volta il quadrifoglio verde in campo bianco. Un simbolo poi entrato nella leggenda, come segno distintivo dei bolidi da gara del “biscione”. Purtroppo quel quadrifoglio non ebbe fortuna nella gara siciliana del 1924.

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