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Coronavirus: Federauto chiede di modificare il Decreto Cura Italia

Le disposizioni incluse nel decreto annunciato nelle scorse settimane non porta notizie positive ai concessionari di auto

Concessionari vendite online coronavirus

In seguito all’attivazione delle misure previste dal Decreto Cura Italia, a partire dal 17 marzo per far fronte alle conseguenze economiche dovute all’emergenza coronavirus, i concessionari di auto hanno iniziato a ribellarsi contro quanto previsto dalla manovra.

In particolare, Adolfo De Stefani Cosentino – presidente di Federauto – ha deciso di chiedere di poter modificare l’ordinanza emanata dal Governo italiano, allineandosi a quanto già detto dall’ACEA (European Automobile Manufacturers’ Association – l’associazione europea dei costruttori) riguardo all’industria automotive che rischia di perdere 14 milioni di lavoratori.

Adolfo De Stefani Cosentino Federauto
Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto

Federauto: inviata una lettera al presidente Conte riguardo al Decreto Cura Italia

La Federauto, che ad oggi rappresenta 1100 aziende e più di 120.000 dipendenti, ha chiesto di poter modificare il Decreto Cura Italia in quanto le previsioni fatte sul mercato di quest’anno prevedono un crollo delle immatricolazioni del 60%. Si tratta di una percentuale piuttosto importante che deve essere presa in considerazione e non trascurata.

Nel comunicato, Adolfo De Stefani Cosentino spiega che “L’impatto che l’emergenza Covid-19 sta avendo sui dealer è allarmante e le disposizioni contenute nel primo provvedimento del Governo a tutela delle imprese non sono sufficienti. Se non si interviene rapidamente e in modo efficace, il rischio concreto è di compromettere la continuità aziendale e la sopravvivenza stessa delle imprese“.

Federauto coronavirus

Per iniziare, la Federauto sostiene che c’è bisogno di gestire al meglio il personale usando degli ammortizzatori sociali e non affidarsi, ad esempio, alle ferie. Inoltre, il calo del fatturato porterà automaticamente a una forte richiesta di denaro per permettere alle aziende di sopravvivere. La stessa cosa vale anche per gli stock di auto e ricambi.

Di seguito, vi riportiamo le richieste avanzate da Federauto e inviate al Presidente del consiglio Giuseppe Conte attraverso una lettera:

  • L’attività dei concessionari per la vendita e riparazione di autoveicoli e motoveicoli, in ragione dell’elevato valore dei singoli beni, ricade totalmente fra le imprese con un fatturato superiore ai 2 milioni di euro. Non godendo delle agevolazioni di differimento dei termini di pagamento alla Pubblica Amministrazione, si chiede che in sede di conversione in legge del decreto sia inserito un esplicito richiamo a tale attività, utilizzando il parametro del patrimonio netto al 31.12.2018, ultimo bilancio approvato, nel limite di € 100 milioni.
  • La compensazione orizzontale dei crediti Iva sia nei confronti dell’Erario che per la parte contributiva sarebbe un grosso supporto alla liquidità delle imprese. Oggi vige il limite di € 700.000 annui (art. 9 comma 2 D.L. 35/2013). Si chiede di allargare il limite trasformandolo in mensile. Quindi la compensazione orizzontale varrà per un importo massimo mensile pari a € 700.000.
  • Il decreto-legge è lacunoso nel trattare il caso che riguarda la situazione di dilazione dello stock. Il quesito a cui dare una risposta è: il credito ceduto pro-soluto a una banca terza è da considerarsi alla stessa stregua della sospensione prevista per i debiti bancari a medio-lungo termine? Ciò in relazione all’art. 56 comma 2b per prestiti non rateali che proroga di fatto al 30.09.2020 le scadenze. Per rendere tutto più chiaro si propone di estendere l’art.56 comma 5 anche alle imprese con patrimonio netto inferiore a € 100 milioni quanto previsto dal comma 2b, ampliandone la portata ed includendo anche lo strumento del finstock a mezzo factoring.
  • Con riferimento alle previsioni dell’art. 57, occorre che l’attività condotta dalle concessionarie auto sia ricompresa nell’emanando decreto applicativo.
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