GWM, Great Wall Motors, ci riprova. Questa volta si porta dietro una fabbrica. L’Ora 5 elettrica comincerà a uscire dallo stabilimento di Bahovitsa, vicino a Lovech, in Bulgaria, nel primo trimestre del 2027. L’accordo è con Bulgaria Automotive Industry, che gestisce l’impianto, e la capacità prevista è di 50.000 auto l’anno.
Chi ha buona memoria noterà un déjà-vu. Great Wall assemblava già in quel sito nel 2012, insieme a Litex Motors, con la Voleex C10 come apripista. Più che un debutto europeo, quindi, è un ritorno a casa di un marchio che a Bahovitsa sa dove sono le chiavi.
Le elettriche cinesi importate pagano un dazio aggiuntivo del 20,7% su GWM, che si somma al 10% standard sulle auto in arrivo da fuori l’UE, e sul fronte ibride l’incertezza resta alta. Produrre in Europa, insomma, è la via più elegante per smettere di pagare il biglietto d’ingresso. Nicole Wu, responsabile tecnologica del gruppo, alla conferenza di Milano: “Non vogliamo solo vendere auto in Europa, vogliamo essere parte dell’Europa”.
Attenzione però ai dettagli. Si parte con l’assemblaggio SKD, arrivano dalla Cina unità parzialmente assemblate e il lavoro si completa in Bulgaria. Non è ancora la fabbrica in senso pieno, anche se Wu assicura che alcuni componenti saranno locali fin da subito. L’Ora 5 europea esiste in versione elettrica, ibrida e benzina, ma la Bulgaria inizia dalla sola elettrica. Altre motorizzazioni e altri modelli arriveranno, senza date né nomi.
Un dirigente GWM ha parlato con Reuters di 300.000 auto prodotte in Europa entro il 2029, e Bahovitsa ne copre una frazione, dunque servirà altro cemento. Intanto sono in cantiere almeno dieci tra nuovi modelli e derivate nei prossimi due anni, con un centro di sviluppo a Monaco di Baviera attivo dal 2021 per studiare i gusti dei clienti e superare l’esame dell’omologazione.
Il punto di partenza è basso. Mentre BYD e Chery corrono, GWM ha chiuso il 2025 con 3.500 auto vendute, quasi il 30% in meno rispetto all’anno prima. L’obiettivo per il 2027 è 60.000, oltre 17 volte tanto, e poi una quota europea tra il 3% e il 5% entro il 2030.


