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BYD, il colosso cinese cresce del 154% mentre Bruxelles prende le misure

BYD vola in Europa (+154%), ma Bruxelles limita le ibride cinesi e Pechino taglia gli incentivi. Fabbriche, dazi e analisti nervosi: i conti.
Vetrina BYD

Il dazio non fa paura, dice BYD. Peccato che l’Europa ne abbia già messi in conto fino al 45,3% sulle elettriche cinesi, e che il conto per BYD si fermi a circa il 27%, ovvero 10% di tariffa standard più un 17% aggiuntivo. Il vicepresidente Liu Xueliang crede che i clienti europei non cambieranno idea. Sui prezzi, però, tace. Nessuna decisione presa, ma la concorrenza morde anche lì.

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Nei primi nove mesi del 2026 le immatricolazioni UE sono salite del 154,4% a 206.002 unità, e la quota di mercato è passata dall’1% al 2,4%. A settembre il dato è +111,4%, con 28.309 auto. Allargando a EFTA e Regno Unito si arriva a 283.997 esemplari, +134,6%. Il marchio è ormai presente in 38 mercati europei, ultimo arrivato la Macedonia del Nord.

BYD export in europa

Il guaio è che l’Europa ha già pronto il piano B. Dopo i colloqui di Pechino dell’8 e 9 ottobre, Bruxelles studia una salvaguardia di quattro anni che limita le ibride cinesi a 350.000 unità nel primo anno, più 6% annuo dopo. Šefčovič parla di dimezzare le esportazioni di ibride e plug-in. Pechino, nel testo congiunto, di cifre non ne scrive nemmeno una. BYD, Geely e Chery applaudono comunque, senza citare tetti.

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La risposta di BYD si chiama cemento. Szeged, in Ungheria, ha un anno di ritardo, la produzione di massa è promessa per il quarto trimestre e il nuovo governo ungherese sta rivedendo gli accordi firmati con le aziende cinesi ai tempi di Orbán. Lo stabilimento in Turchia è invece fermo.

Per il secondo impianto europeo, la preferenza va a una fabbrica già esistente, con Spagna e Francia in pole. Altavilla parla di decisione vicina, ma un sito ufficiale ancora non c’è. In compenso la forza lavoro europea, che sta per superare le 10.000 persone, dovrebbe toccare quota 40.000 nel 2030.

Dal primo aprile 2027 il rimborso IVA all’export sulle auto a nuova energia scende dal 13% al 9%, mentre la tassa sulle batterie al litio è tornata al 2%, destinata a raddoppiare l’anno prossimo. JPMorgan teme un colpo alla redditività del settore più rapido del previsto. Nel primo semestre BYD ha già visto l’utile netto calare del 20,5% a 12,33 miliardi di yuan, con ricavi in flessione del 7,1% a 344,82 miliardi.

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Nave BYD carica

Gli analisti si fanno prudenti, JPMorgan ha tagliato il rating a Neutral con target a 88 dollari di Hong Kong, CLSA ha ridotto il suo da 120 a 104. Wang Chuanfu promette il sorpasso su Toyota entro il 2030, mentre Liu preferisce parlare di meno petrolio nel mondo.