Mercedes in Europa vende di più, in Cina precipita. La stella a tre punte ha diffuso i dati preliminari del terzo trimestre e, già che c’era, ha tagliato le stime per l’intero anno. L’utile operativo 2026 resterà fermo ai livelli del 2025, circa 5,8 miliardi di euro, mentre Stoccarda aveva promesso almeno un +15%. Il titolo ha perso oltre il 4% in un colpo solo. Mercedes diventa così la terza big tedesca a ritoccare al ribasso i target, dopo Volkswagen e BMW.
Il colpevole ha gli occhi a mandorla. Da gennaio le consegne in Cina sono crollate di un altro 29%, dopo un anno già nero, il peggiore dal 2016. Nel solo terzo trimestre la discesa è stata del 31%. I clienti locali hanno fatto una scelta semplice, comprano BYD e Xiaomi. Non è più il Paese dove il badge bastava a chiudere la trattativa.
Come se non bastasse, a Stoccarda aggiungono un secondo problema, i costi. Nel quarto trimestre sono attese spese maggiori, soprattutto per i materiali.
Eppure, a guardare l’Europa, il quadro è quasi sorridente. Nel terzo trimestre le vendite sono salite del 5%, a 168.700 vetture, con la Germania in testa grazie a un +13%. Merito soprattutto dell’elettrico, con 68.400 auto a batteria tra luglio e settembre, record assoluto per la casa.
La Mercedes GLC elettrica ha più che triplicato i numeri rispetto al trimestre precedente e ormai quasi una Mercedes su tre venduta nel Vecchio Continente è a zero emissioni. Anche il Nord America fa la sua parte, con un +4%. Chi cerca una GLC o una CLA elettrica, insomma, le trova già in concessionaria.
Un marchio premium non vive di sola Europa. Quando un mercato di queste dimensioni perde quasi un terzo, qualche migliaio di auto in più a Berlino o Monaco non rimette a posto i conti, le decine di migliaia sfumate tra Pechino e Shanghai pesano di più. Lo ammette lo stesso gruppo, che continua a definire la Cina fondamentale.
Così Mercedes stringe la cinghia. Il CEO Ola Källenius ha chiesto ai dipendenti tedeschi di lavorare più ore senza paga extra, mentre la produzione si sposta in Ungheria, a Kecskemét, dove secondo l’azienda i costi sono inferiori di circa il 70%. Resta la scommessa cinese: a metà settembre è arrivato il GLE a passo lungo, prodotto localmente. Funzionerà con clienti che ormai guardano altrove?


