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Mercedes avverte l’Europa: il “Made in Europe” rischia di far salire ancora i costi

Il CEO di Mercedes avverte che regole “Made in Europe” troppo restrittive potrebbero aumentare i costi di produzione e far salire i prezzi delle auto.
ola kallenius

Le regole pensate per favorire le automobili “Made in Europe” potrebbero far aumentare i costi di produzione e, di conseguenza, i prezzi pagati dagli acquirenti. È il rischio segnalato da Ola Källenius, CEO di Mercedes-Benz e presidente ACEA, intervenuto il 21 ottobre al Berlin Global Dialogue per chiedere all’Unione europea maggiore attenzione agli effetti delle restrizioni commerciali.

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Auto più care con il Made in Europe: l’avvertimento del CEO Mercedes all’UE

ola kallenius mercedes

Il manager propone di rafforzare i rapporti con i partner internazionali e accelerare gli accordi di libero scambio, citando le relazioni con il Sud America e l’India. Nella sua valutazione, diversificare gli scambi permetterebbe ai costruttori di rendere più affidabili gli approvvigionamenti e mantenere accessibili tecnologie e materiali necessari alla produzione.

Le fabbriche europee dipendono infatti da una rete di fornitori distribuita in diversi continenti, costruita nel tempo per bilanciare qualità, disponibilità e prezzo dei componenti. Un’automobile moderna riunisce migliaia di elementi di diversa provenienza, che devono arrivare sulle linee di assemblaggio secondo programmi coordinati. Vincolare maggiormente la loro origine potrebbe costringere le aziende a rivedere rapporti già consolidati e sostenere spese aggiuntive.

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Källenius ha richiamato in particolare l’importanza degli scambi con Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea del Sud e India. Questi mercati contano sia per l’acquisto di componenti e materie prime sia come destinazione delle vetture europee. Per il dirigente, trasformare il continente in “un’isola commerciale” metterebbe a rischio entrambi i lati di questa relazione.

La discussione a Bruxelles riguarda misure che intendono sostenere la produzione locale e contrastare gli squilibri competitivi rispetto ai concorrenti esterni, soprattutto cinesi. La definizione dei requisiti di origine diventa però delicata anche per i rapporti con Paesi alleati, perché criteri troppo restrittivi potrebbero penalizzare aziende giapponesi e sudcoreane già integrate nell’industria automobilistica europea.

ola källenius

L’aumento della spesa per gli approvvigionamenti peserebbe inoltre su un settore impegnato a finanziare nuove motorizzazioni, batterie e tecnologie digitali. Per le elettriche, che devono conquistare una clientela più ampia attraverso prezzi competitivi, un ulteriore aggravio renderebbe più difficile contenere il costo finale delle vetture.

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La posizione del vertice Mercedes riconosce comunque il valore di una filiera più resistente alle crisi geopolitiche. Källenius ha osservato che le restrizioni possono rafforzare questa capacità, ma contemporaneamente rendere più cara la produzione. La sua richiesta è quindi di valutare insieme sicurezza degli approvvigionamenti ed efficienza economica, conservando la possibilità di lavorare con fornitori internazionali e di accedere ai mercati esteri.