Circa 175.000 lavoratori hanno partecipato alla mobilitazione dell’industria automobilistica tedesca del 21 settembre, secondo il bilancio diffuso da IG Metall. La protesta ha coinvolto dipendenti dei costruttori e della filiera, preoccupati per la riduzione degli organici e per il futuro degli stabilimenti, mentre le aziende cercano di recuperare redditività attraverso ristrutturazioni sempre più profonde.
Germania, 175.000 lavoratori dell’auto protestano contro tagli e chiusure
Le iniziative sono state più di 280 sul territorio nazionale. A Zwickau, dove Volkswagen produce automobili elettriche, circa 1.500 persone si sono riunite insieme ai lavoratori delle imprese fornitrici. Il timore espresso dal sindacato riguarda anche le conseguenze sulle attività locali, che dipendono dagli ordini e dall’occupazione generati dalla fabbrica.
IG Metall chiede alle aziende di assegnare nuovi prodotti agli impianti tedeschi e di sostenere gli investimenti necessari per costruirli. La presidente Christiane Benner contesta una gestione della crisi che scarichi sui dipendenti il costo delle difficoltà industriali. Fra le richieste figura anche la difesa della settimana di 35 ore, mentre il sindacato indica nella burocrazia e nelle strutture dirigenziali altri ambiti sui quali intervenire per contenere le spese.
Il confronto si svolge mentre Volkswagen ha ridotto fino all’1% la previsione di margine operativo per il 2026, contro il precedente intervallo compreso fra il 4 e il 5,5%. L’aggiornamento del 18 settembre considera circa 10 miliardi di euro di effetti straordinari, fra i quali una svalutazione dell’avviamento attribuito a Porsche pari a circa 6 miliardi.
Questa componente non comporta un’uscita immediata di cassa, ma incide sul risultato operativo del gruppo. Volkswagen precisa che, escludendo gli effetti straordinari, il margine previsto sarebbe intorno al 4%. Alle rettifiche contabili si aggiungono comunque difficoltà commerciali, soprattutto in Cina, e ulteriori costi collegati alla riorganizzazione.
La concorrenza cinese alimenta anche le richieste rivolte alla politica. IG Metall sollecita strumenti di difesa commerciale e regole che favoriscano la produzione europea, insieme a interventi sul costo dell’energia. Il sindacato vuole che il sostegno alla transizione industriale si traduca in attività e occupazione negli stabilimenti, anziché accompagnare soltanto la sostituzione delle tecnologie.
La mobilitazione riunisce quindi vertenze diverse, dalle fabbriche di automobili alle aziende che producono componenti o sviluppano sistemi per i costruttori. Le richieste di nuovi modelli e investimenti riguardano la possibilità di mantenere lavoro nei prossimi anni, quando cambieranno ulteriormente le motorizzazioni e i componenti richiesti dalla produzione.
Le difficoltà del settore auto tedesco si fanno sentire anche nelle concessionarie. Le recenti richieste di insolvenza di importanti gruppi che vendono Renault, Dacia e BMW mostrano quanto la crisi coinvolga anche la rete commerciale, oltre a costruttori e fornitori.





