Bosch prevede di eliminare 13.000 posti nel settore automotive entro la fine del decennio, mentre i rappresentanti dei lavoratori chiedono all’Unione Europea misure per sostenere la produzione locale. L’appello arriva in una fase difficile per l’industria tedesca, nella quale alle ristrutturazioni delle fabbriche si aggiungono le insolvenze di importanti gruppi di concessionarie.
Bosch, 13.000 posti da tagliare e un appello all’Europa per salvare la produzione
Frank Sell, a capo del consiglio di fabbrica generale della divisione Mobility di Bosch, rappresenta circa 70.000 dipendenti in Germania. Il 16 settembre ha chiesto regole chiare per il “Made in the EU”, sostenendo che la trasformazione del settore possa riuscire soltanto mantenendo in Europa attività produttive e occupazione.
La richiesta punta a concedere alle imprese il tempo necessario per recuperare competitività. I costruttori tedeschi, da Volkswagen a BMW e Mercedes-Benz, devono affrontare costi industriali elevati e tensioni commerciali, mentre i marchi cinesi cercano nuovi clienti sul mercato europeo.
Le difficoltà si estendono alla distribuzione, come mostrano due casi emersi nelle ultime settimane. Autohaus König, grande gruppo tedesco che vende Renault e Dacia insieme ad altri marchi, ha presentato domanda d’insolvenza. Il tribunale di Charlottenburg ha nominato un amministratore provvisorio il 1° settembre, avviando una procedura che interessa una rete con circa 1.200 dipendenti.
Pochi giorni dopo è arrivata la notizia relativa a Wahl, storico concessionario BMW con sede a Siegen, che si presenta come il più antico partner commerciale del marchio ancora attivo. L’azienda ha chiesto il risanamento in amministrazione autonoma per sei società operative, mantenendo aperte le 31 sedi e le officine.
Wahl impiega circa 1.000 persone e ha indicato tra le ragioni della crisi l’aumento dei costi insieme alla contrazione dei ricavi. La direzione segnala una maggiore prudenza negli acquisti sia da parte dei privati sia delle imprese. Gli stipendi risultano coperti fino alla fine di novembre attraverso il meccanismo tedesco di sostegno previsto per queste procedure.
Sono vicende aziendali distinte dai tagli Bosch, ma coinvolgono altri lavoratori della stessa filiera. Sul fronte europeo, la Commissione sta intanto valutando misure commerciali per sostenere l’industria locale di fronte all’espansione di produttori come BYD e Chery. Il crescente disavanzo commerciale con la Cina è inoltre atteso tra i temi del confronto dei leader UE a ottobre.







