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Tesla Roadster, cosa offrirebbe davvero la versione “base” dell’auto volante

I documenti trapelati svelano cosa manca alla Tesla Roadster Performance e le regole per parlarne: portiere, propulsori, SpaceX e numeri a confronto.
Tesla Roadster

Tesla deve proprio non amare le portiere della Roadster “base”. Queste, infatti, non vanno chiamate “a farfalla”. Lo ordinano i documenti stampa finiti in rete, secondo cui la Performance non deve essere presentata con quel tipo di apertura. Lo stesso materiale, però, mette tra le dotazioni di serie di tutte e tre le versioni portiere “diedrali” con tetto rimovibile.

“Diedrale” è il termine che McLaren usa per le porte che salgono verso l’alto e l’esterno dal montante del parabrezza, mentre quelle a forbice ruotano su una cerniera anteriore. Non è chiaro se la base si apra diversamente dalle sorelle maggiori, se a Tesla piaccia solo una parola più dell’altra o se il disegno non sia ancora definitivo.

Tesla Roadster

Le foto le ha condivise Ryan Zohoury, che le descrive come copia del materiale per la stampa. Il quadro che ne esce è quello di una Performance “pronta per la strada”, ma senza il lato spaziale. Niente propulsori a gas freddo, niente serbatoi, niente vetri color oro che imitano il rame con accenti in titanio, niente interni Supersonic in Ultrawhite e microfibra grigia, niente vernice Ano White, che resta esclusiva della Rocket. Tesla avverte pure che tutte le immagini sulla pagina del prodotto ritraggono Thrust o Rocket. Per la Roadster base, insomma, l’unica foto è quella che immaginate voi.

La Performance dichiara oltre 1,5 g di accelerazione di picco e più di 337 km/h, contro i 5 g e i 370 km/h di Thrust e Rocket. Lo 0-100 è sotto 0,9 secondi per la prima e sotto 0,59 per la seconda. Il foglio comparativo si limita a un generico “meno di 1 secondo” e lascia vuota la casella della base, con un asterisco la cui nota non si vede nelle foto.

Tesla Roadster

Per la prima volta c’è anche la ripartizione dei dieci propulsori della Rocket. Due serbatoi in fibra di carbonio alimentano quattro ugelli posteriori per la spinta, quattro perimetrali rivolti verso il basso per la portanza e due laterali per l’imbardata. La Thrust ne ha uno solo, con quattro propulsori. I documenti legano poi gli attuatori Optimus ai sistemi di propulsione, finora associati solo ai parafanghi.

Sul telaio, confermati i freni carbonio-ceramica e tre novità: frenata individuale in curva, ammortizzatori adattivi a valvola a spola e altezza regolabile su entrambi gli assi. In modalità “pista” la rigidità più che triplica e l’assetto scende fino a 40 millimetri. L’autonomia EPA è oltre i 480 km, ma una valutazione ufficiale per un’auto non ancora in produzione resta da vedere.

Terza regola di comunicazione, mai dire che SpaceX possiede parti dell’auto, ma solo che la Roadster è stata sviluppata “in collaborazione con SpaceX”. I prezzi ufficiali non ci sono (come le foto della base, appunto). Si prenota con 50.000 dollari per la Performance e 250.000 per la Thrust, mentre la Rocket è solo su invito.