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Fusione FCA PSA: agenzie di racing concedono il placet

Le agenzie Dbrs e S&P danno parere positivo

Al momento attuale la fusione tra FCA e PSA non è ancora stata discussa dall’Antitrust Ue: lo conferma in un’intervista Margrethe Vestager, commissaria europea alla Concorrenza. Ma è già finita su quello delle agenzie di rating Dbrs, che ha messo sotto osservazione i rating BBB (low) di Fiat Chrysler Automobiles e di Peugeot con implicazioni positive. Qualora fosse formalizzata, l’operazione probabilmente avrà effetti positivi sui rating, hanno evidenziato gli esperti, poiché si verrebbe a creare il quarto gruppo automotive globale.

Inoltre, il matrimonio dovrebbe stimolare sinergie annue rilevanti, pari a circa 3,7 miliardi di euro. A detta degli analisti, le sinergie e le economie di scala costituiscono elementi fondamentali per affrontare con successo un contesto sfidante sul piano dei costi, date le tecnologie alternative sviluppate come i veicoli elettrici, le vetture a guida autonoma e la connettività digitale. Perseguire i criteri dell’efficienza è imprescindibile oggi come oggi, in una guerra senza praticamente più confini né limitazioni.

Fusione FCA PSA: non inciderà sulla Donfgeng Peugeot Citroen Automobile Co.

Sulla fusione tra FCA e PSA si è espressa, poi, S&P Global Ratings, la quale nella fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (BB+ e outlook positivo) e Peugeot (BBB- e outlook stabile) definisce prioritario il consolidamento delle risorse e l’integrazione dei loro core business nel Vecchio Continente. Al tempo stesso, il deal non influirà in alcun modo sul piano di ristrutturazione in corso di Dongfeng Peugeot Citroen Automobile Co., la joint venture cinese tra Peugeot e Dongfeng Motor Group.

“A nostro avviso, nonostante il prevedibile cambiamento organizzativo derivante dalla fusione Peugeot-Fca, è probabile che Peugeot mantenga stretti legami con Dongfeng Motor Group, dopo anni di attività in Cina, il più grande mercato automobilistico del mondo. Prevediamo, inoltre, che, se la fusione andrà avanti, la partecipazione del 12,23% di Dongfeng Motor Group in Peugeot sarà convertita in azioni della nuova società che nascerà dall’integrazione tra Peugeot e Fca”, hanno previsto gli esperti di S&P.

Gli obiettivi nei prossimi 2 anni

Per quanto attiene alla joint venture in Cina, le mire dei dirigenti nei prossimi 2 anni si concentreranno sull’abbattimento delle perdite e sulla crescita dell’efficienza operativa. Il rendimento della jv è stato debole, con vendute annue scese dalle 710.696 unità nel 2015 a 253.359 unità nel 2018. Vendite ulteriormente calate su base annua del 55,5% nei primi nove mesi di quest’anno.

Donfgeng Motor Group conferma la forza commerciale della jv e la fiacca performance ha direttamente contribuito al calo del 50 per cento dei ricavi nel primo semestre 2019. A tal punto che il conglomerato sta vendendo due dei suoi quattro impianti produttivi nella terra dei dragoni e intende liberarsi altre attività non proficue.

La ristrutturazione verrà in larga parte completata nel 2021 pure con il lancio di nuovi modelli Peugeot, personalizzati per il Paese asiatico, con funzionalità avanzate nel triennio 2022-2025. Intanto, le jv di Donfgeng Motor Group con Honda e Nissan funzionano ancora bene con un incremento delle cessioni annue dello 0.49 per cento del 16 per cento nei primi nove mesi del 2018, contro il calo del 10,3 del settore in Cina.

“Continuiamo ad aspettarci che i proventi da dividendi, principalmente dalle joint venture con Nissan e Honda, rappresentino il 75%-85% dell’ebitda di Dongfeng Motor Group nei prossimi due anni”, affermano gli analisti di S&P.

“A nostro avviso Dongfeng Motor Group manterrà la sua posizione di liquidità netta nei prossimi 12-24 mesi. Il debito lordo della società è aumentato del 23% nella prima metà del 2019 principalmente a causa della crescita del business del finanziamento auto. Riteniamo che la qualità dei prestiti rimarrà buona nei prossimi 1-2 anni e che il rapporto debito/equity delle attività di captive finance rimarrà basso”, concludono a S&P.

La reazione dei broker alla fusione tra FCA e PSA

A ogni modo, non solo agenzie di rating intervengono sulla fusione tra FCA e PSA. Dopo l’annuncio della fumata bianca, vari broker hanno innalzato il rating e il target price sul titolo Fiat Chrysler Automobiles. Ultimo in ordine cronologico Hsbc, che lo ha spinto da hold a buy e il target price da 15 a 18,2 euro, mentre Kepler Cheuvreux ha unicamente ritoccato il prezzo obiettivo a 18 euro, contro il precedente 14, ribadendo il rating buy. Ha preso la stessa decisione Equita, la quale, con il rating buy, ha portato il target price da 14,5 a 17,1 euro, contemplando una parte delle sinergie provocate dal merger con Psa.

Nella fattispecie, la sim ha applicato al prezzo/utile 2020 della nuova entità congiunta un multiplo di 5 volte, a sconto del 24 per cento in confronto alla media degli altri car-maker continentale e pressoché in linea con Renault. Del net present value delle sinergie ha aggiunto il 50 per cento, limitandosi a considerare l’80 per cento del target annuo di 3,7 miliardi, lo straordinario dividendo di 5,5 miliardi di euro e la sua valutazione effettuata da Comau: 0,5 miliardi di euro pari a circa 6 volte l’ebitda, ignorando quale sia la posizione finanziaria netta.

FCA e PSA stanno intensamente lavorando per sottoscrivere l’accordo definitivo di fusione già ad inizio dicembre, al massimo entro Natale. E se Exor (la holding della famiglia Agnelli) potrebbe vendere oppure quotare Comau (azienda italiana altamente specializzata nella realizzazione di processi di automazione controllata da Fiat Chrysler Automobiles), una volta staccata dal colosso automotive come previsto dal progetto di integrazione con Peugeot, FCA sarebbe in procinto di giudicare lo spin-off di Teksid, la controllata che fornisce parti in alluminio e ferro, dopo che il perimetro della fusione con PSA sarà concluso.

Wilbur Ross: “Speriamo non sia necessario introdurre i dazi sull’import auto”

Il titolo Fiat Chrysler Automobiles gode di appeal aggiuntivo, reduce dalla migliore performance sul listino milanese con un più 4,70 per cento a 14,66 euro, alla luce pure delle dichiarazioni di Wilbur Ross, segretario del commercio americano, a Bloomberg, fiducioso relativamente ai negoziati in corso con l’Europa: non provocheranno l’entrata in vigore dei dazi sull’import di automobili paventato per il 13 novembre prossimo.

La nostra speranza ha spiegato Ross a Bloomberg Televisionè che le trattative che abbiamo avuto con le singole società in merito ai loro piani di investimento di capitale possano dare abbastanza frutti da non poter essere necessarie, per avviare la cosiddetta Sezione 232. La sezione del Trade Expansion Act del 1962 permette di introdurre tariffe nel momento in cui la sicurezza nazionale è a repentaglio. A Bangkok, presente al meeting annuale dell’Asean (Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico), Ross ha aggiunto: “Abbiamo avuto ottime conversazioni con i nostri amici europei, con i nostri amici giapponesi, con i nostri amici coreani”.

Un’anticipazione senz’altro positiva per i titoli industriali che hanno patito l’incrementarsi del confronto commerciale, non solamente il gruppo italo-americano, ma anche Brembo (più 2,60 per cento), Cnh Industrial (più 2,54 per cento), Ferrari  (più 2,60 per cento in attesa dei conti), Pirelli  (più 2,02 per cento), StM (più 1,49 per cento).

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