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Fusione FCA PSA: Elkann vince, ma Parigi stravince

Un successo per Elkann. Un trionfo per i francesi

Cominciamo dalla notizia ufficiale: fusione FCA PSA. È paritetica (50/50), e da questa scaturisce il quarto costruttore automobilistico al mondo per vendite (8,7 milioni di veicoli), con 170 miliardi di euro di ricavi e un utile di 11 miliardi, più sinergie annuali per 3,7 miliardi. Inoltre, viene creato un consiglio di amministrazione di 11 membri: 5 nominati da FCA (John Elkann presidente) e 5 da PSA. Carlos Tavares, attuale numero uno del costruttore transalpino, sarà membro del cda e chief executive officer per un mandato iniziale di cinque anni.

I dati dei gruppi. Fiat Chrysler Automobiles include Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Fiat Professional, Jeep, Lancia, Ram e Maserati. Fornisce servizi post-vendita e ricambi con il marchio Mopar e opera nei settori della componentistica sotto i marchi Comau e Teksid. Ha 200.000 dipendenti nel mondo. Invece Groupe PSA impiega 210.000 persone, e ha cinque brand automotive: Peugeot, Citroën, DS, Opel e Vauxhall. In più, offre servizi connessi legati alla mobilità, con il marchio Free2Move.

La forza dei numeri

Ma ora ragioniamo sui numeri, sui soldi. Gli azionisti di ognuna delle due società deterranno il 50% del capitale nel nuovo gruppo. C’è un problema: le differenze di valutazione in Borsa. Infatti, FCA vale 20 miliardi e PSA 23,5 miliardi. Soluzione: transazioni prima della fusione. FCA distribuirà ai propri azionisti un dividendo speciale di 5,5 miliardi di euro più il 100% detenuto in Comau (robot industriali). PSA distribuirà ai soci il 46% detenuto in Faurecia (componentistica). Risultato: gli azionisti del gruppo FCA PSA condivideranno equamente le sinergie e i benefici della fusione.

Di sicuro, Elkann vince. Voleva la fusione con un maxi gruppo, e l’ha trovata, dopo che con Renault è andata male. Voleva un partner solido per la transizione energetica, per l’elettrificazione, per l’auto condivisa, autonoma e connessa, e l’ha avuta. Non ultimo, FCA PSA avrà un basso rischio di credito: sei gigantesco, dai garanzie, le banche ti fanno credito, visto che si abbassa il rischio.

Ma Parigi stravince. Gli analisti finanziari, nel mondo, sono stati diretti ed espliciti: “Parigi compra FCA”. Cosa vuol dire? PSA ha dato a FCA un premio di 6,7 miliardi, stando alla Kepler Chevreux. 

Equita è ancora più forte nella sua presa di posizione: usa la parola “vendita”. Perché? Perché PSA paga un premio del 30% per avere il controllo del consiglio. È matematica. I membri sono 11: 5 PSA, 5 FCA, più Tavares. D’altronde, è necessario: serve uno che alla fine decide. Se si vota, e si è in parità, 5 contro 5, decide uno, ossia Tavares.

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Questione voti e valori

Sarà comunque interessante capire come funzionerà il sistema di loyalty voting. Opera in modo tale da non assegnare a alcun azionista voti in assemblea in misura eccedente il 30% del totale voti espressi. Non sono previste minoranze di blocco in società di diritto olandese (la nuova capogruppo avrà sede in Olanda). Tutte le decisioni sono prese a maggioranza semplice dei voti in caso di quorum superiore alla metà. Non c’è nessun trasferimento dei diritti di doppio voto esistenti: i nuovi diritti di doppio voto speciale maturano dopo un periodo di detenzione delle azioni di tre anni dal perfezionamento della fusione.

In chiusura, altra vittoria splendida di Elkann: viene riconosciuto il valore significativo della piattaforma differenziata di FCA in Nord America e la sua forte posizione in America Latina, compresi i margini ai vertici del settore in quelle regioni. Viene riconosciuto il valore aggiunto che i marchi globali di fascia alta di FCA, Alfa Romeo e Maserati, apporteranno. Perché PSA, in tutta la sua storia, un brand come Alfa Romeo non l’ha mai avuto, mai concepito, mai realizzato, mai pensato.