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Auto Europa: l’Italia al confronto con Francia, Germania e UK

Stefano Patuanelli ha indetto un incontro ieri per risolvere la crisi

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Settembre grigio per l’auto in Europa. Nei Paesi del Vecchio Continente e dell’Efta (Svizzera, Norvegia e Islanda) si sono immatricolate 1.285.494 autovetture, il 14,4 per cento in più in rapporto a dodici mesi fa. I buoni numeri dipendono profondamente dal fatto che lo scorso anno le registrazioni avevano mantenuto valori molto bassi per effetto dell’entrata in vigore del nuovo sistema di omologazione WLTP. In linea ad altri Paesi Europei, anche l’Italia patisce parecchio un brusco calo e proprio allo scopo di rilanciare l’industria, Stefano Patuanelli, ministro dello sviluppo economico del Gruppo II, ha indetto ieri un incontro.

“Il settore automotive italiano ed europeo è ad un bivio: innovare o soccombere. L’Europa deve ritrovare la sua unità progettuale sull’auto attraverso una politica industriale comunitaria che definisca il suo posizionamento sull’elettrico e sulla guida autonoma – ha dichiarato il Presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti -. Se a livello europeo si sceglierà di soccombere, per l’Italia sarà una lenta agonia: nel nostro Paese le 5700 imprese coinvolte nella filiera e i 1,2 milioni di lavoratori producono il 6% del Pil nazionale, e con un effetto moltiplicatore dell’occupazione uguale a 3″. Così comincia la dichiarazione del Presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti in occasione della riunione del Tavolo Automotive. Per capire il motivo di tanta premura, è opportuno però fare un passo indietro e riepilogare la crisi di settore.

Auto Europa: rilevazioni sconfortanti dal Mondo Monetario Internazionale

Il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime sulla crescita mondiale nel World economic outlook presentato il 15 ottobre, portandole ai minimi dalla crisi finanziaria. Quest’anno il PIL globale aumenterà del 3 per cento, meno 0,3 punti percentuali in confronto alle previsioni di aprile e 0,2 punti in meno rispetto a quelle di luglio. Fra un anno il guadagno dovrebbe ammontare al 3,4%, comunque 0,2 punti in meno rispetto alla stima di aprile e 0,1 punti rispetto a luglio.

Valori, evidenzia lo stesso Fmi, che preventivano una “seria discesa dal 3,8% del 2017”. L’economia mondiale “è in un rallentamento sincronizzato”, avverte il Fondo, mettendo in guardia sulla presenza di “elevati rischi al ribasso”: fra questi si segnalano la Brexit, le barriere commerciali e le tensioni geopolitiche. Valori sui quali incide negativamente l’auto, che nel 2018 si è contratto per la prima volta dalla crisi per le abolizioni degli sgravi in Cina e delle normative in Europa sulle emissioni.  “Con il rallentamento sincronizzato e la ripresa incerta, le prospettive globali restano incerte”, ha commentato la capo economista del Fmi, Gita Gopinath.

Italia in apnea

Sulla base di questa situazione sono state corrette verso il basso le stime sul Prodotto interno lordo italiano, sia per il 2019 sia per il 2020: il nostro Paese rimane in fondo nella graduatoria comunitaria. Dopo lo 0,9 per cento in più del 2018, l’affermazione prospettata del 2019 è pari a zero, ovvero 0,1 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di aprile e luglio. Per quanto attiene invece al 2020 è attesa un’espansione del 0,5 per cento (-0,4 su aprile, -0,3 punti su luglio). A gravare negativamente, riporta il Fmi, è l’”indebolimento della domanda interna, un minore impulso di bilancio e un contesto esterno più debole”.

Che riduce le stime di Francia e Germania, nonché limata al ribasso quelle della Gran Bretagna. Per la locomotiva transalpina il Fondo preventiva un incremento dello 1,2 per cento quest’anno e dell’1,3 per cento nel 2020, in calo di 0,1 su luglio. In Germania è atteso un +0,5 per cento quest’anno (-0,2 su luglio) e un +1,2 per cento nel 2020 (-0,5 su luglio). La Gran Bretagna crescerebbe dell’1,2% quest’anno (-0,1 su luglio) e dell’1,4% nel 2020 (invariata su luglio). La revisione al ribasso di Francia e Germania è correlata ad una domanda estera al di sotto delle aspettative.

Auto Europa: le criticità di Germania e Gran Bretagna

Lo Stato di Angela Merkel ha accusato il rallentamento internazionale della produzione automobilistica e dovrebbe trarre vantaggi dai tassi negativi per investire in capitale sociale e infrastrutturale. “In Germania, dove c’è spazio per allentare la politica di bilancio e la crescita è debole, aumentare gli investimenti pubblici in capitale umano e fisico o ridurre il cuneo fiscale spingerebbe la domanda, aiuterebbe a ridurre l’eccessivo surplus corrente e rafforzerebbe il potenziale di produzione, asserisce il Fondo.

Per quanto riguarda la Gran Bretagna, fanno sapere dal Fmi, hanno influenzato negativamente un insieme di fattori, dal debole miglioramento all’incertezza della Brexit, ma pure l’effetto positivo di una spesa pubblica superiore. L’economia britannica si è “contratta nel secondo trimestre, e i recenti indicatori puntano a una crescita debole nel terzo trimestre. Le previsioni assumono un’uscita ordinata dall’Unione Europea seguita da una graduale transizione al nuovo regime. In ogni caso, a settembre sulla forma della Brexit resta un’incertezza elevata”.

Le prospettive delle auto in Europa

Nel medio termine le prospettive dell’industria automobilistica, con le Case impegnate nelle sfide tecnologiche e non richiedenti una modifica dei modelli di business. Il Fondo monetario internazionale evidenzia che a pagarne le conseguenze del rallentamento è l’economia globale visto il peso del comparto, che costituisce il 5,7 per cento della produzione mondiale e l’8 per cento dell’export. Alla base della frenata del settore l’abolizione degli incentivi per le auto in Cina e le normative europee sulle emissioni. E proprio gli sforzi per ridurre l’impatto ambientale saranno quelli che contraddistingueranno il periodo di medio termine.

“È atteso un aumento significativo degli investimenti nella produzione di veicoli elettrici o alternativi nel medio termine, soprattutto in Europa”, annuncia il Fondo, constatando, a ogni modo, come i prezzi dei veicoli elettrichi o alternativi sono più elevati di quelli tradizionali, il che potrebbe porre un limite alla domanda. “Di conseguenza i costruttori si trovano di fronte e sfide che richiedono modifiche al modello di business che vanno al di là delle sole riconfigurazioni tecnologiche”, aggiungono gli esperti di Washington.

Nel corso del 2018 la produzione di automobili ha subito una contrazione dell’1,7 per cento, mentre le vendite a livello globale sono calate del 3 per cento. Solamente in Cina, il mercato numero uno, la produzione è diminuita del 4 per cento, in quello che è stato il primo calo in oltre vent’anni. “Forti cali delle immatricolazioni si sono registrati” lo scorso anno in “Germania, Italia e Gran Bretagna”: il blocco dell’industria è stato un “fattore importante” nella frenata dell’economia globale.

Boom Volkswagen, Fca terza

In trend positivo, a settembre, ogni gruppo automobilistico come rivelano le misurazioni dell’Acea. Smagliante la Volkswagen con un più 46,8 per cento, malgrado perda l’1,3 per cento da inizio anno rispetto al 2018, positivi anche i risultati del Gruppo Renault, attestatosi sul +27,8 per cento (-2,4 per cento nel periodo gennaio-settembre). Fiat Chrysler Automobiles mette a segno un più 12,8 nel mese, una ripresa che però deve misurarsi con un calo di oltre 10 punti da gennaio rispetto al 2018, passando dal 6,7 al 6,1 per cento della quota di mercato, settima per volumi di vendita in Europa.

Meno “fragoroso” il successo di Psa – più 4,3 per cento a settembre, volumi stabili da inizio anno – e Hyundai, che chiude con un più 6 per cento e mantiene, esattamente come il gruppo Daimler, un andamento positivo nel 2019. Ford cresce dell’8,5 per cento nelle immatricolazioni, ma da gennaio cala del 3,8 per cento, mentre Toyota segna più 6,7 per cento nel mese, più 2,5 per cento per cento nell’arco gennaio-settembre e consolida una quota di mercato pari a 5 punti. Il gruppo Bmw preserva i volumi grazie al trend del marchio Mini, diversamente il brand del Costruttore cede sia nel mese che da inizio anno.

Confronto iniquo

In realtà, il passaggio al nuovo sistema di omologazione aveva innescato una corsa alle immatricolazioni nel mese di agosto dello scorso anno, per vendere con promozioni eccezionali i modelli non conformi con la nuova normativa, e una frenata nel mese successivo. Un meccanismo che ha condizionato a distanza di un anno il risultato di settembre 2019. Per avere una panoramica più omogenea bisogna esaminare i valori statistici degli esemplari acquisti nel periodo gennaio-settembre: nei nove mesi dell’anno sono state immatricolate 12.115.927 autovetture, numero in calo dell’1,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018.

Come sottolinea il Centro Studi Promotor diretto da Gian Primo Quagliano, il primo stop dipende da problematiche quali la Brexit e la demonizzazione del diesel, dove 16 dei 31 mercati nazionali risultano in calo. Inoltre, il complesso dei cinque principali mercati UE – che assorbono il 71,6 per cento delle immatricolazioni – è in riduzione dell’1,2 per cento, eccetto la Germania (+2,5%).

Centro Studi Promotor: “Servono provvedimenti politici”

La crescita a doppia cifra del mercato auto in Europa a settembre non deve trarre in inganno. È dovuta infatti al fatto che il confronto si fa con un settembre 2018 che aveva registrato un numero di vendite particolarmente basso per effetto di una corsa alle immatricolazioni nell’agosto precedente”.  Lo puntualizza il Centro Studi Promotor. Questa corsa – racconta – era dettata dall’entrata in vigore dal 1° settembre 2018 dell’attuale sistema di omologazione Wltp, che aveva determinato nel mese precedente un deciso slancio per commercializzare vetture non in regola con la nuova disciplina. Il mercato europeo non si troverebbe dunque in buona salute come lascerebbe pensare il dato di settembre, ma sostanzialmente stagna, coerentemente con l’andamento della congiuntura economica non soddisfacente nell’intera area ed anche di particolari fattori.

Secondo Quagliano “sarebbe necessaria una politica, possibilmente concordata a livello europeo, per incidere subito sul quadro ambientale rivedendo le politiche di penalizzazione del diesel che stanno determinando un aumento della quota delle auto a benzina, e di conseguenza delle emissioni di CO2, e per varare incentivi alla rottamazione delle auto più vecchie con vetture meno inquinanti, non solo nuove ma anche usate”.

Rischio ‘tempesta perfetta’

“Sull’industria automotive globale, rischia di abbattersi una ‘tempesta perfetta’ innescata da importanti cambiamenti normativi, tecnologici, economici, geopolitici e sociali in un contesto di declino strutturale della domanda Europea di autovetture”. Lo afferma Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere. “Appare sempre più evidente e pressante, quindi, la necessità di mettere in campo politiche a supporto di un settore che ha enorme valenza sociale, economica e tecnologica anche in Italia. L’auspicio – conclude Cardinali – è che con il tavolo automotive convocato per il 18 ottobre dal Ministro Patuanelli si inizi finalmente ad affrontare in modo serio il problema, e che presto vedano la luce misure sostanziali e strutturali tese efficacemente al rinnovo di un parco tra i più vecchi in Europa”.

L’incremento a doppia cifra registrato a settembre è in realtà l’effetto del confronto con un settembre 2018 in forte calo (-23,4%), visto che l’entrata in vigore della normativa Wltp per tutte le nuove vetture in vendita aveva provocato un’anticipazione degli acquisti nei precedenti due mesi estivi, con lo smaltimento delle vetture in stock”. Lo rimarca il presidente dell’Anfia Paolo Scudieri. “Per questo motivo – spiega quattro su cinque major markets presentano immatricolazioni in crescita a doppia cifra nel mese, con la Germania a +22,2%, la Spagna a +18,3%, Francia a +16,6% e l’Italia a +13,4%, mentre il Regno Unito chiude a +1,3%, scontando il calo della fiducia dei consumatori determinato dalle incertezze legate alla Brexit.

Auto Europa: diesel in calo del 3 per cento

I cinque major markets, nel complesso, hanno immatricolato il 77% dei volumi UE di settembre, mese in cui le vendite di autovetture diesel registrano, sempre nei cinque maggiori mercati, un calo tendenziale del 3% (9.000 vetture in meno), nonostante la forte crescita in Germania (+23,5%) e in Francia (+14%). Nel periodo gennaio-settembre 2019, il mercato auto europeo rimane negativo (-1,6%). A eccezione della Germania (+2,5%), ciascuno dei cinque major markets ha registrato un calo, più o meno contenuto, nel cumulato: -1,3% la Francia, -1,6% l’Italia, -2,5% il Regno Unito e -7,4% la Spagna. La flessione delle immatricolazioni diesel nel progressivo 2019 resta marcata in tutti e cinque i mercati eccetto la Germania, dove si evidenzia una variazione positiva del 3,6%”.

Fca

“FCA ha chiuso il terzo trimestre con un significativo aumento delle vendite europee a settembre (+ 12,8%), sostanzialmente in linea con il settore – riporta la nota ufficiale del Costruttore -. Il gruppo ha venduto un totale di 200.200 veicoli nel trimestre, con una quota di mercato del 5,4%. I forti guadagni registrati da tutti i marchi a settembre rappresentano un segnale positivo per l’ultimo trimestre dell’anno.

Alfa Romeo ha registrato un aumento delle vendite del 25,9% nell’ultimo mese del trimestre con oltre 4.100 veicoli venduti e una quota stabile allo 0,3%. Oltre a un aumento delle vendite del 33,9% in Italia, il marchio ha registrato risultati positivi anche in Germania (+ 21,5%), Francia (+ 26,0%), Regno Unito (+ 5,5%) e Spagna (+ 100,0%). Le vendite di settembre sono state particolarmente positive per Giulia (+ 19,0%), Stelvio (+ 39,9%) e Giulietta (+ 51,1%).

Lancia (venduta solo in Italia) ha continuato le sue ottime performance con vendite del terzo trimestre in crescita del 34,9% a 11.000 veicoli. A settembre, le vendite del marchio sono aumentate del 23,3% a quasi 4.200 unità e la quota è rimasta stabile allo 0,3%. Per l’anno in corso, Lancia ha registrato un aumento delle vendite del 29,2% a 45.800 veicoli e la quota di mercato è salita di 0,1 punti percentuali allo 0,4%. Alla guida di questa performance è stata la Lancia Ypsilon.

Ypsilon ancora tra le migliori in Italia

La versione attuale, lanciata nel 2011 con un importante aggiornamento nel 2015, continua ad essere uno dei modelli più popolari in Italia. Con continui aggiornamenti e nuovi pacchetti di allestimento (l’ultimo esempio è la nuova serie speciale Monogram lanciata nell’ottobre di quest’anno), la Ypsilon è stata seconda solo alla Fiat Panda sia per il trimestre che per il mese di settembre. In effetti, l’Ypsilon è già molto vicino a battere il suo forte risultato del 2018 di 48.600 unità vendute. L’età media dei clienti che acquistano una Ypsilon nel 2019 era inferiore rispetto al 2018. Complessivamente, la Ypsilon ha la più alta percentuale di clienti donne e una base di clienti inferiore alla media per il segmento B.

Jeep ha chiuso il trimestre con quasi 40.200 veicoli venduti e una quota di mercato all’1,1%. A settembre, le vendite sono aumentate del 18,1% a oltre 11.800 veicoli e la quota di mercato è stata dello 0,9%. Per l’anno in corso, c’è stato un aumento dello 0,8% delle vendite a quasi 132.400 veicoli e la quota di mercato è rimasta stabile all’1,1%. Il marchio ha registrato risultati positivi in ​​Francia (+ 36,9%), Italia (+ 27,7%), Germania (+ 6,3%) e Spagna (+ 4,6%).

I clienti di Jeep stanno optando sempre più per finiture di pregio e, di fatto, la versione S di punta del Renegade, lanciata a maggio in Italia, rappresenta già il 7% delle vendite totali. Le vendite del Rinnegato sono aumentate del 26,2% nel trimestre, del 40,65% a settembre e del 14,4% da inizio anno. Le vendite della bussola sono aumentate del 6,6% a settembre. Il Cherokee ha registrato un aumento del 10,4% per il trimestre, del 34,4% a settembre e dell’8,9% per l’anno in corso. Ciò significa che quasi tutti i modelli registrati aumentano”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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