in

Fca, Fiom lancia l’allarme: “Ancora peggio delle previsioni”

Il sindacato accoglie con preoccupazione le vendite Fca di giugno

Fca

Brusco rallentamento a giugno di Fca nel mercato automotive. Secondo quanto riportano i dati Acea, l’associazione dei costruttori europei, le vendite nella Unione Europea e nei Paesi Efta sono scese quasi dell’8 per cento, con il numero delle vetture immatricolate attestatosi a quota 1.446.183 unità. Nel primo semestre del 2019 il calo è stato pari al 3,1 per cento, ma la frenata in Italia del 2,1 per cento è quella meno marcata, almeno per quanto riguarda i principali mercati: la Francia registra un meno 8,4, la Spagna un meno 8,3, la Gran Bretagna un meno 4,9% e la Germania un meno 4,7 per cento.

Rispetto a giugno 2018, il Gruppo Fca ha registrato una riduzione del 13,6% e la sua quota mercato si è abbassata dal 6,5 al 6,1 per cento. Tutto questo nonostante gli ottimi risultati conseguiti dal marchio Jeep: 16.400 le unità immatricolate, in crescita dell’1,5% in confronto a dodici mesi prima.

Numeri Fca “peggio delle previsioni”

Lo scarso rendimento di Fca mette in allarme i sindacati: “Avevamo definito un anno nero il 2019 per la produzione dell’automotive in Italia – commenta in una nota Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive -, ma i numeri ci dicono che sono ancora più negativi della previsioni: è a rischio un settore industriale centrale per l’Italia e sono a rischio migliaia di posti di lavoro.

Ai numeri di mercato vanno aggiunti quelli delle ore cassa integrazione che oggi non risparmiano nessun stabilimento di assemblaggio con effetti negativi sull’occupazione e sul salario, non solo per i lavoratori di Fca, con l’emergenza della scadenza degli ammortizzatori sociali a partire da Pomigliano fino al polo torinese, ma anche per chi lavora nella componentistica”.

La Fiom suggerisce pertanto “alle imprese, alla associazione della componentistica e al governo di avviare subito un confronto per affrontare la crisi e la trasformazione del settore in corso. Serve un piano nazionale di investimenti reali delle imprese e del governo – sottolinea De Palma – per accelerare la trasformazione dell’automotive”.

Le cause della frenata

Per quanto riguarda invece il mercato, analisti e costruttori individuano diverse cause che spiegano il risultato. In aggiunta a un calendario poco favorevole – segnalato da Acea stessa (giugno ha contato solo 19 giorni lavorativi in tutta l’Ue contro i 21 di giugno 2018) – incidono la grave crisi del diesel e le incertezze che contagiano le economia europee.

Per il Centro Studi Promotor “i problemi delle auto a gasolio condizionati dalle restrizioni sul loro utilizzo determinano una forte indecisione nel processo di acquisto con rinvio nella sostituzione di vetture già mature per la rottamazione o per il mercato dell’usato”.

E questo calo per Promotor “è compensato solo in parte dall’acquisto di nuove auto a benzina o ad alimentazione alternativa. Queste ultime sono in crescita, ma non tanto quanto sarebbe auspicabile dati i grandi investimenti che la loro messa a punto richiede. La situazione complessiva – commenta il presidente di Promotor, Gian Primo Quagliano – non è catastrofica, ma certo non è positiva e preoccupa il fatto che, mentre si è decretato il pensionamento anticipato del diesel, manca una politica a livello europeo per accompagnare il settore dell’auto e della mobilità verso l’obiettivo delle zero emissioni”.