Il 2026 deve essere l’anno del riscatto, o almeno questo è quanto spera Antonio Filosa, l’uomo chiamato a rimettere in carreggiata il gruppo Stellantis decisamente ancora fuori giri negli Stati Uniti. Al Salone dell’Auto di Detroit, con un gilet Jeep d’ordinanza, quasi a comunicare disperatamente ottimismo e spirito americanissimo, il nuovo CEO ha promesso un anno di “concretezza” per marchi storici come Jeep, Ram e Dodge, reduci da una dieta forzata di vendite e rilevanza.
La strategia di Filosa segna una netta rottura con l’era di Carlos Tavares. Se il predecessore sembrava aver puntato tutto su un futuro esclusivamente a batterie, il nuovo corso rimette la chiesa al centro del villaggio, o meglio, il suond gutturale sul silenzio elettrificato, dando priorità assoluta ai giganti Jeep e Ram.
I dati, del resto, sono spietati e non possono che spingere in una direzione simile. Sotto la gestione Tavares, le vendite globali sono scivolate da 6,5 a 5,7 milioni di unità, ma è negli States che si è consumato il vero dramma. Un crollo del 27% ha visto Stellantis scivolare dal quarto al sesto posto dei produttori, con una quota di mercato passata dall’11,6% a un magro 8%.

Filosa, però, non vuole sentire parlare di smantellamenti o svendite, nonostante Wall Street mormori da tempo che sarebbe meglio vendere qualche pezzo pregiato. “Vogliamo restare uniti”, ha dichiarato, pur lasciando la porta aperta a un possibile ridimensionamento regionale per i marchi italiani Fiat e Alfa Romeo, specie se negli States questi continuano a non portare buoni risultati.
Il piano di rilancio passerà per una nuova cultura aziendale basata su collaborazione e attenzione al cliente, principi che verranno illustrati a oltre 200 dirigenti nella giornata dedicata ai mercati finanziari. L’obiettivo è trasformare Stellantis in un’azienda globale con “forti radici regionali”. Resta da vedere se questa “concretezza” basterà a invertire la rotta o se il gilet Jeep di Filosa rimarrà l’unica cosa coinvincente.
