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Alfa Romeo Alfasud Sprint: 50 anni di snellezza

Quest’auto non scatena pulsioni irrefrenabili, ma piace per il suo look.

Alfa Romeo Alfasud Sprint
Foto Alfa Romeo

L’Alfa Romeo Alfasud Sprint compie nel 2026 il suo primo mezzo secolo di vita. Questa coupé sportiva fu svelata in anteprima alla Baia Domizia, nel Golfo di Gaeta, in provincia di Caserta, quando le lancette del tempo segnavano il mese di settembre del 1976. A novembre dello stesso anno avvenne il debutto istituzionale, al Salone dell’Auto di Torino, andato in scena a novembre. Il ciclo produttivo si protrasse fino al 1989.

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La vettura in esame ebbe una carriera longeva, con un cambio di nome a metà vita, nel 1983, quando dalla sigla scomparve l’appellativo Alfasud. Pochi sanno che il primo progetto stilistico fu addirittura coniato nel 1968, con largo anticipo rispetto alla presentazione del prodotto. Una conferma del genio creativo di Giorgetto Giugiaro, autore delle forme snelle e moderne della sua carrozzeria, che continua a piacere ancora oggi.

Sul piano visivo, l’Alfa Romeo Alfasud Sprint si concede con tratti spigoli e tesi, in un quadro estetico ben proporzionato, che non fatica a guadagnare il consenso degli occhi. Alla snellezza della fiancata concorre, in modo importante, la marcata inclinazione del lunotto posteriore, che migliora l’aspetto senza incidere negativamente sullo spazio disponibile a bordo. Pure la capienza del bagagliaio non è male, con 325 decimetri cubi al servizio dei bagagli.

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Confesso che la leggerezza visiva di questa piccola coupé mi ha sempre intrigato, nonostante io preferisca le vetture dalle linee sinuose e scultoree. Nata per prendere idealmente il posto della GT Junior, la nuova opera del “biscione” aveva meno carisma e muscoli, ma aderiva meglio ai gusti che erano maturati nel periodo storico del suo avvento.

Alfa Romeo Alfasud Sprint
Foto Alfa Romeo

Il mercato non diede prove di follia per questa creatura, che però mise a segno delle performance commerciali dignitose, tenendo conto della specificità del prodotto. In totale furono prodotti circa 117 mila esemplari: non pochissimi per un mezzo tutto sommato di nicchia. Le sue forme danno l’idea di un’Alfetta GT in scala. Del resto, qui le dimensioni erano compatte rispetto alla sorella maggiore, con una lunghezza di 4.020 mm, una larghezza di 1.620 mm e un’altezza 1.305 mm.

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Una particolarità dell’Alfa Romeo Alfasud Sprint sono i finestrini posteriori abbassabili: cosa alquanto insolita sulle coupé. Nella versione iniziale, l’auto in esame faceva ampio sfoggio di elementi metallici per le finiture esterne, ma come accadde un po’ a tutto il comparto automobilistico, l’avvento dei materiali plastici portò ad una loro sostituzione, per attualizzare il look e aderire ai nuovi bisogni del tempo. Come già scritto, quest’anno si celebra il mezzo secolo di vita del modello.

Nella versione iniziale, sotto il cofano anteriore pulsava un motore a quattro cilindri boxer da 1.286 centimetri cubi di cilindrata. Questo cuore regalava all’Alfa Romeo Alfasud Sprint una potenza massima di 76 cavalli, espressa a 6.000 giri al minuto. Può giunsero due unità propulsive di diversa cilindrata e con analogo frazionamento, che presero il suo posto. Stiamo parlando di quelle da 1.351 e 1.490 centimetri cubi. Nel primo caso la potenza massima si spingeva a quota 79 cavalli a 6.000 giri al minuto; nel secondo a 84 cavalli a 5.800 giri al minuto.

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La versione più potente era orientata soprattutto ai bacini di sbocco extra-italiani. Invariato lo strumento per la gestione del vigore energetico: un cambio manuale a cinque marce. Per gli amanti delle sensazioni forti, l’ingresso del 1979 mise sul piatto un bel regalo: la Sprint Veloce da 86 cavalli nella versione 1.3 e da 95 cavalli in quella da 1.5 litri. Il tono delle sue dinamiche si fece più muscolare, anche in termini di reattività e di note sonore.

Il top del piacere fu però regalato dalla successiva 1.5 Quadrifoglio Verde, da 1.490 centimetri cubi, in grado di sviluppare una potenza massima di 105 cavalli a 6.000 giri al minuto. Qui le cose si fecero davvero serie, con un temperamento più che degno del look sportivo dell’auto disegnata da Giorgetto Giugiaro. I freni vennero adeguati ed anche l’assetto ebbe qualche affinamento.

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Fra gli elementi estetici identificativi di questo allestimento, meritano di essere citati lo spoiler posteriore e i cerchi in lega di taglio sportivo. Non contenta di questa versione, la casa automobilistica milanese decise di regalare ai suoi fan una variante ancora più prestazionale, il cui debutto avvenne nel 1987: lo stesso anno in cui nacque la mitica Ferrari F40.

Stiamo parlando di uno step evolutivo della Quadrifoglio Verde, con cilindrata portata a ben 1.712 centimetri cubi, capace di sviluppare ben 118 cavalli a 5.800 giri. Qui le note sportive si respiravano ancora meglio. Ormai, però, l’Alfa Romeo Sprint cominciava a sentire il peso degli anni. Il suo congedo dal mercato si avvicinava, senza particolari stimoli emotivi. Anche per lei giunse la pensione. Oggi il modello è spesso presente nei raduni di auto storiche.

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Fonte | Stellantis

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