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Le 3 Alfa Romeo più belle per la Dolce Vita

Ecco alcuni modelli del “biscione” perfettamente intonati ai piaceri dinamici e mondani.

Alfa Romeo 8C Spider
L'Alfa Romeo 8C Spider nella vista di 3/4 anteriore.

Quando si parla di Alfa Romeo, la mente corre ai tanti modelli speciali firmati dal marchio milanese che, nel corso della sua storia, ha saputo toccare le migliori corde emotive degli appassionati…e non solo. Nel catalogo aziendale si sono alternati negli anni dei modelli che hanno saputo suscitare le migliori vibrazioni sensoriali. Il fatto che in ogni angolo del mondo questo brand sia molto rispettato, nonostante alcuni passi falsi compiuti sotto certe gestioni, sta a dimostrarlo.

Oggi abbiamo deciso di puntare il nostro sguardo sulle Alfa Romeo più intonate alla magia della Dolce Vita. Ne abbiamo scelti 3, ma l’elenco avrebbe dovuto essere molto più lungo. Alcuni ci tireranno le orecchie per l’assenza di alcuni modelli storici da mille e una notte, altri ci diranno di essere stati più generosi del dovuto con certe auto rispetto ad altre. Credo, però, che nessuno possa parlare, riferendosi alle vetture selezionate, come di auto prive di fascino. Insomma, non credo che qualcuno possa dire che non siano Alfa Romeo da Dolce Vita.

Alfa Romeo Giulietta Spider

Questa è una delle auto per antonomasia della “Dolce Vita”. L’Alfa Romeo Giulietta Spider si concede alla vista con linee scultoree, di immediata presa. Il suo ciclo costruttivo andò avanti dal 1955 al 1962. In totale prese forma in 17096 esemplari. Ancora oggi guadagna la scena, perché è una delle auto scoperte più belle mai costruite. Questa vettura è molto compatta nelle dimensioni, con una lunghezza di 3900 millimetri e una larghezza di 1550 millimetri, ma nel poco spazio che occupa offre una somma di seduzioni molto difficili da ritrovare in auto anche più grandi e prestigiose.

Pininfarina, nel definirne lo stile, ha avuto un’ispirazione celestiale. Elegante e sportiva, l’Alfa Romeo Giulietta Spider è un sogno tradotto in materia. La sua nascita fu fortemente sollecitata da Max Hoffman, un imprenditore di New York che importava le auto del “biscione” negli Stati Uniti d’America. Resosi conto, col suo approccio visionario, del potenziale commerciale di una versione scoperta della Giulietta Sprint, per invogliare i vertici aziendali ad assecondarlo in questa idea si impegnò ad acquistarne immediatamente 2500 esemplari.

Il colpo andò a segno, regalando agli appassionati un modello iconico, che si è fissato per sempre nell’immaginario collettivo. Sul piano propulsivo la scelta cadde su un motore a quattro cilindri in linea da 1.3 litri di cilindrata, che erogava una potenza massima di 65 cavalli. Alcuni interventi di affinamento portarono, nel 1958, a far crescere questa cifra a quota 80 cavalli, su un peso di 852 chilogrammi. La velocità massima era, rispettivamente, di 155 e 165 km/h. Sulla versione più performante, lo scatto da 0 a 100 km/h richiedeva 14.8 secondi, mentre per archiviare il chilometro con partenza da fermo ci volevano 35.8 secondi.

Non sono prestazioni da Formula 1, ma la missione di questa splendida auto non era quella di imporre il suo ritmo fra i cordoli di un circuito. Il compito a lei affidato era quello di emozionare, con un prezioso distillato di stimoli sensoriali. Impresa perfettamente messa a segno. Ogni viaggio a bordo dell’Alfa Romeo Giulietta Spider aveva (ed ha) un sapore romantico unico, che lo consegna alla memoria con note di grande entusiasmo. Ad alimentare il cuore dell’auto, che regala gradevoli sonorità, ci pensa un carburatore doppio corpo Solex semi-invertito. Un importante contributo al piacere di guida giunge dalla trazione posteriore, che miscelata all’azione en plein air è puro godimento. Ai freni a tamburo sulle quattro ruote il compito di smorzarne la danze.

L’Alfa Romeo Giulietta Spider ha avuto anche una versione Veloce, con due carburatori Weber 40 DCOE 3 a doppio corpo, che migliorava il profilo delle performance, elevando la potenza oltre la soglia dei 90 cavalli. Qui la velocità massima si spingeva verso i 180 km/h, con un’accelerazione molto più tonica: 11 secondi per il passaggio da 0 a 100 km/h e 33 secondi per raggiungere il classico traguardo dei 1000 metri con partenza da fermo. La concorrenza era costretta ad inseguire, pure su questo fronte. Tre le serie in cui il modello prese forma.

Alfa Romeo Duetto “Osso di seppia”

L’Alfa Romeo Spider, nota come “Duetto”, è stata un’auto molto longeva: il suo ciclo produttivo si è protratto dal 1966 al 1994, grazie agli aggiornamenti messi in campo dalle quattro serie che si sono lasciate il testimone nel listino della casa milanese, per dare continuità alla specie. Inserirla nella nostra lista è un fatto doveroso, perché se il termine “Dolce Vita” esprime il concetto di un’esistenza spensierata e votata ai piaceri mondani, con questa vettura si è nel pieno dello spirito. La serie più affascinante della famiglia è la prima, nota come “Osso di seppia“. Anche se rimase sul mercato per soli tre anni, questa vettura ha lasciato il segno.

Il nome del modello si riferisce alla particolare fisionomia, che richiama le forme della conchiglia del noto mollusco cefalopode. Per la spinta fu scelto inizialmente il motore 1600 della Giulia Sprint GT Veloce. Questo cuore a quattro cilindri in lega leggera erogava una potenza massima di 109 cavalli. Ad alimentarlo provvedevano due carburatori doppio corpo. Nel 1967 giunse anche una versione con l’unità propulsiva della serie 1750, con 118 cavalli all’attivo, anche se il peso crebbe di 50 chilogrammi.

All’inizio del 1968, per offrire una versione dal prezzo più invitante, fece il suo sbarco in listino anche una versione da 1.3 litri di cilindrata, battezzata “Spider 1300 Junior”, che sviluppava una potenza massima di 89 cavalli. Questa “Duetto” non aveva le palpebre trasparenti sui fari anteriori e disponeva di deflettori fissi. Altre piccole modifiche la distinguevano dalle sorelle maggiori. L’Alfa Romeo Spider “Duetto” è una bella scoperta, entrata nell’immaginario collettivo grazie alle imprese compiute da Dustin Hoffman nel film “Il Laureato”. A vestirla ci pensò una grande firma dello stile italiano: Pininfarina. Molti uomini del mondo dello spettacolo furono coinvolti nella sua campagna promozionale. Il rapporto del modello con la settima arte durò a lungo. Pare che l’auto sia stata usata in circa 300 film.

Ad accompagnare le imprese in scena di Hoffman c’era un esemplare rosso della prima serie, appunto una “Osso di seppia”, così chiamata per la particolare configurazione rastremata della coda. Le prestazioni erano brillanti, ma lontane da quelle dei bolidi da gara. Del resto questa spider puntava ad emozioni diverse, come quelle della guida a cielo aperto, magari nelle zone marinare più chic. Roba da Dolce Vita, come abbiamo già detto. A fare il resto, sul piano emotivo, ci pensavano le note sonore provenienti dal cuore e il fascino dei lineamenti, specie con la capote in tela abbassata. Cose che spingono in alto le pulsazioni cardiache.

Alfa Romeo 8C Spider

Qui ci spostiamo verso tempi più recenti, perché la presentazione di questo modello avvenne al Salone dell’Auto di Ginevra del marzo 2008. La sua nascita scaturì come naturale conseguenza del successo raccolto dalla 8C Competizione, di cui era la versione scoperta. Il fatto che mancasse il tetto, aumentava la gamma emotiva, senza incidere più di tanto sull’efficienza del comportamento dinamico espresso dalla sorella coupé. Solo 500 gli esemplari previsti per questa serie speciale. Averne uno in garage è un grande privilegio, ma lo diventa ancora di più quando si mette in moto il modello, per concedersi qualche bella esperienza dinamica.

L’Alfa Romeo 8C Spider è una delle auto più belle ed esclusive proposte dal marchio del “biscione” negli ultimi decenni. Sicuramente è la più esotica e sensuale dell’era moderna. Le sue forme sono state plasmate con grazia dalla matita di Wolfgang Egger, del centro stile interno. Sul piano tecnico, nessuna differenza rispetto alla versione chiusa, a parte gli interventi connessi al taglio del tetto, che hanno richiesto un irrobustimento strutturale del telaio, i cui effetti, in qualche misura, si colgono alla bilancia.

I rinforzi si sono tradotti in un aggravio sul peso, passato a quota 1675 chilogrammi, contro i 1585 della versione chiusa. Un sacrificio per le sue dinamiche, compensato però dal piacere della guida a cielo aperto, che regala emozioni senza eguali. Questa supercar, con architettura transaxle, gode della spinta di un motore V8 da 4.7 litri proveniente da Maranello e imparentato con quello di alcune Maserati. Al suo attivo la bellezza di 450 cavalli a 7000 giri al minuto, con un picco di coppia di 480 Nm a 4750 giri. Questa scuderia si esprime con un timbro di voce molto esaltante, che fa bene all’udito ed anche al cuore. Il vigore energetico viene scaricato a terra col supporto di un cambio elettroattuato a sei rapporti, che snocciola le marce con grande rapidità.

Notevole il quadro prestazionale, con una velocità massima di 292 km/h e un tempo di 4.4 secondi nell’accelerazione da 0 a 100 Km/h. Ottime le decelerazioni, grazie ai freni carboceramici Brembo da 380 mm di diametro sulle ruote anteriori e 360 mm su quelle posteriori. Per fermare la corsa dell’auto, da 100 km/h, bastano 33 metri, in un quadro di alta resistenza al fading. Ma i numeri non dicono tutto, perché in casi del genere le sensazioni fanno la differenza. L’Alfa Romeo 8C Spider, da vero oggetto speciale, è molto generosa su questo fronte.

Ancora oggi la sua linea è fresca e coinvolgente, come al momento della presentazione in veste di concept, avvenuta al Pebble Beach Concours d’Elegance del 2005. Del resto stiamo parlando di una regina di bellezza. Fra i tanti riconoscimenti ottenuti va menzionato il prestigioso “Design Award for Concept Cars & Prototypes” guadagnato nel 2006 sulle rive del lago di Como, al mitico Concorso d’Eleganza di Villa d’Este. Solo uno dei tanti premi guadagnati per la scultorea carrozzeria plasmata in carbonio di questa magnifica creatura del “biscione”.

 

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