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Stellantis, altri costruttori e crisi dei microchip, 2022 anno nero

Non sembrano rosee le previsioni per il nuovo anno per la carenza di semiconduttori, e tutte le case costruttrici di auto, compresa Stellantis rischiano di pagare dazio.

Ciò che ha ingessato pesantemente l’industria dell’auto tanto in Italia che in Europa e nel resto del Mondo, ovvero la carenza dei semiconduttori (microchip), lo farà anche nel 2022. È un triste scenario che sembra avvalorato da indizi molto accurati. Ed anche la nostra Stellantis, il quarto produttore mondiale di auto che è sorto dalla fusione della nostra Fiat con Peugeot (FCA e PSA), ne soffrirà.

Una attenta analisi del sito “motor1.com” sembra infatti confermare che la crisi è lontana dall’essere risolta e che per alcuni aspetti pare destinata a peggiorare. Una tesi che anche noi di ClubAlfa sposiamo.

Crisi dei microchip, perché anche il 2022 non porterà miglioramenti

Microchip

Il 2021 è stato costellato dalla carenza di microchip asiatici. Si, perché in Italia come nel resto del Mondo, per Stellantis come per i suoi competitor piccoli e grandi dell’industria dell’auto, la carenza dei semiconduttori è stata la concausa di una crisi di settore mai vista prima.

Taiwan, Corea, Cina, sono questi i Paesi da cui i colossi dell’auto si riforniscono di microchip. Piccoli aggeggi elettronici di cui le moderne auto sono stracolme. Ed è da questi Paesi asiatici che per tutto il 2021 le forniture si sono drasticamente ridotte.

Con gli effetti che tutti conosciamo. Poche auto prodotte, ritardi nelle consegne, magazzini pieni di veicoli da completare, fabbriche fermate e chiuse per lunghi periodi e lavoratori in cassa integrazione o a casa senza rinnovo del contratto. Ed a questo c’è da aggiungere che se da un lato le auto nuove non vengono consegnate anche ai clienti che le hanno ordinate, il mercato dell’usato produce un aumento dei prezzi medi dei veicoli.

Una autentica sciagura questa crisi dei microchip che si è andata a collegare in maniera pesante con la crisi economica e sanitaria dettata dalla pandemia che da due anni ormai vessa l’Italia, l’Europa e il Mondo intero.

I perché di una crisi che sembra senza fine per i microchip

Carenza di microchip ormai costante a tal punto che sono miliardi di euro quelli stimati come perdite totali del settore.

Una crisi che gli esperti credono, durerà ancora nel 2022, almeno fino a giugno. Lo sottolineano per esempio quelli di Automotive News.

Tutto parte dal fatto che le industrie che producono semiconduttori sono asiatiche. E le case costruttrici di auto da sempre reputano controproducente dotarsi di fabbriche proprie per queste componenti.

Troppo costose e poco utili queste fabbriche. Per chi costruisce auto, le differenze tra una fabbrica classica ed una esclusivamente di microchip è notevole.

Ciò che rende particolarmente oneroso avviare una attività di questo genere è il fatto che si dovrebbe lavorare 24 ore su 24. Con costi produttivi enormi rispetto ad una fabbrica di auto classica che lavora al massimo su 21 turni.

Stando alle analisi del già citato sito, costruire una auto completa impiega massimo 30 ore. Invece costruire un solo microchip impiega 5 mesi.

E come detto, le moderne auto e i moderni furgoni hanno necessità di migliaia e migliaia di semiconduttori (ma anche smartphone, tablet, personal computer e ogni oggetto tecnologico).

Usa ed Europa si adeguano?

Gli investimenti comunque non mancano, anche se sono sempre gli asiatici che cercano di rispondere alle esigenze di mercato.

La TSMC (Taiwan Semiconductor Manufactoring Co.) sta ultimando la sua fabbrica in Arizona. E sempre in Arizona anche Intel da lo stesso.

Samsung invece ha in programma uno stabilimento di microchip in Texas. Ma qualcosa bolle in pentola pure in Europa e in Italia. Gli italo-francesi di STMicroelectronics, hanno deciso di costruire una fabbrica ad Agrate in Lombardia.

E i microchip che si produrranno saranno destinati alle auto. Va ricordato infatti che dagli impianti luce agli airbag e fino ai moderni navigatori, i microchip sono fondamentali.

Investimenti quindi, a livello europeo ce ne sono, ma almeno per i primi 6 mesi dell’anno appena entrato non se ne parla di mettere in attività le nuove fabbriche. Potrebbe partire già nel primo trimestre, ma a regime ridotto. Solo nel 2024 i vertici della STMicroelectronics contano di arrivare al massimo regime produttivo. E si parla di un organico tra i 700 ed 800 operai.

Ma perché i microchip sono così importanti

Sono le materie prime quelle che hanno ingessato il settore. Materie prime utili alla produzione di questi componenti. E sono materie prime che hanno ridotto le possibilità di produrre i microchip che servono anche alle auto. Infatti non tutti i microchip sono uguali. E quello delle auto, prodotti in Asia, vengono diffusi soprattutto nel mercato asiatico.

E le poche e piccole realtà che in Europa già oggi costruiscono questi microchip, lo fanno in numero così ridotto da non poter minimamente soddisfare la richiesta di mercato. Per questo ci si rivolge all’Asia, con tutte le conseguenze del caso, a partire dal costo di trasporto che facendo lievitare i prezzi dei microchip, alla fine si riversa sul costo delle auto.

Ma è la concorrenza con l’Asia la cosa davvero insostenibile, che allontana qualsiasi velleità delle fabbriche europee, di contrastarne l’egemonia. Burocrazia troppo rigida (in Italia soprattutto) e minori incentivi per chi vuole investire, hanno portato la percentuale di semiconduttori prodotti in Europa sul totale mondiale a scendere dal 22% della fine del 1998, all’8% della fine del 2019.

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