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Microchip: Come i costruttori cercano vie per crisi dei semiconduttori

La carenza dei microchip alla base della crisi del settore automobilistico, ma le Case costruttrici si adoperano.

C’è la crisi economica dovuta alla pandemia, ma forse non è questo il problema maggiore dell’industria dell’auto. Infatti è la mancanza dei microchip o semiconduttori a vessare pesantemente il sistema. La mancanza di queste piccole parti elettroniche stanno mettendo in ginocchio le Case costruttrici e stanno portando la crisi dentro le fabbriche. In Italia tutto questo si avverte sensibilmente, ma la crisi dei semiconduttori è mondiale. Significa che oltre alla nostra Stellantis e alle ormai note vicissitudini che da ogni fabbrica Italiana emergono, anche gli altri colossi dell’Autimotive vivono le medesime situazioni. Ma sono proprio i produttori di auto che cercano di adoperarsi per superare queste problematiche. Lo sottolinea il sito “Motor1.com”.

Crisi dei microchip, da dove parte e cosa causa

Il fatto che le Case dell’auto non si siano adoperate per tempo per riuscire a produrre autonomamente queste componenti, è un evidente problema. E adesso tutti se ne accorgono, anche Paesi come Italia, Francia, Germania e Stati Uniti d’America, che con le auto ci sanno fare. Proprio oggi che di microchip le auto hanno strettamente bisogno e in elevato numero, la loro carenza è un serio problema. Sono i semiconduttori di provenienza asiatica a mancare, perché si tratta di piccole componenti che provengono da Cina, Taiwan e Corea.

Una carenza che riguarda anche altri settori come quello Hi-tech per esempio.  E per le auto questo produce una attività produttiva sotto ritmo e a basso regimi. I lavoratori, come accade in Italia, vengono fermati continuamente con cassa integrazione e periodi di integrazione salariale.

Perché senza semiconduttori elettrici non si può finire una auto. E dal canto loro le aziende, non riescono a rispondere agli ordini, con notevoli ritardi nelle consegne delle auto. Un serio problema questo. E non si risolverà presto visto che si parla di una carenza di semiconduttori che proseguirà ancora nel 2022.

Ed oggi ogni singola auto prodotta (ma anche i furgoni ormai li montano in numero elevatissimo), è ricchissima di microchip essendo ormai iper tecnologiche).

Una crisi ancora lunga, e allora si cercano intese con i produttori di microchip

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La carenza di materie prime è solo una delle problematiche da cui nasce la crisi dei semiconduttori. Poi ci sono i problemi legati alla pandemia che hanno ingessato le attività nelle fabbrica in Asia come in ogni parte del Mondo.

E alcuni colossi dell’Automotive, come la Volkswagen per esempio, ha già ammiccato a Taiwan, arrivando direttamente alla fonte scavalcando i tradizionali canali di approvvigionamento con colossi come Continental o Bosch per esempio.

E se alla fine si decidesse di modificare le auto?

Ridurre il numero di microchip nelle auto. Sarebbe questa una delle piste battute dalle grandi Case costruttrici di auto nel Mondo. Ma come si arriva a questo? La soluzione sarebbe una rivisitazione delle auto, modifiche strutturali a partire da un cambiamento sostanziale delle centraline.

Non certo un indirizzo facile da perseguire e alquanto dispendioso. Forse meglio modificare le centraline di oggi aprendole alla possibilità di montare altri tipi di chip che non siano sempre questi di provenienza asiatica. Anche in questo caso è la Volkswagen, o meglio, la sua divisione furgoni e camion (Traton), ad averci già provato. Ma Tesla su questo è già avanti, così come gli americani di General Motors stanno sperimentando nuovi microchip alternativi ai classici, capaci addirittura di assorbire in un colpo solo le funzioni di più semiconduttori classici.

Nel frattempo tutte le Case costruttrici stanno riempiendo i magazzini con auto praticamente finite, con l’unica eccezione delle centraline. Auto pronte per essere terminate volta per volta come arrivano i semiconduttori. Un modo per non chiudere del tutto gli stabilimenti, con tutte le potenziali ricadute in termini di occupazione. Un modo per continuare a produrre auto, sperando in una ripresa che però,stando alle ultime notizie, non si presenterà se non dopo la metà del 2022.

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