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Il ministro Giovannini punta sulle colonnine di ricarica

Non può esserci sviluppo della mobilità elettrica senza colonnine di ricarica pubblica: lo dice il ministro Giovannini

colonnine di ricarica

Colonnine di ricarica: ecco la chiave di volta del futuro dell’auto elettrica. Adesso, arrivano le riflessioni in materia da parte di Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture del Governo Draghi. Durante la 75esima conferenza del traffico e della circolazione, organizzata dall’ACI a Roma. Il ministro è favorevole alle elettriche, perché portano all’abbattimento quasi completo del particolato in città e del costo di possesso e manutenzione complessivo. Ma, affinché si sviluppino davvero, più che incentivi servono stazioni per fare il pieno di energia. Molte più stazioni e meglio distribuite sul territorio.

Colonnine di ricarica in Italia: quante ce ne sono

Il problema è che bisogna fare di più in Italia. Se domattina le elettriche triplicassero d’incanto, non ci sarebbero infrastrutture a sufficienza. E non sempre tutti possono fare il pieno dalla wallbox, la stazione di casa, la ricarica domestica. Eppoi bisogna anche viaggiare con l’elettrica, lungo lo Stivale.

Ecco i numeri, freddi, crudi di Motus-E: 12.500 colonnine pubbliche con in media due punti di ricarica stazione. Totale, 25.000 punti di ricarica. Dopodiché, 8 volte su 10 sono lenti, purtroppo. Non solo: bisogna vedere quanti sono vandalizzati, danneggiati, realmente funzionanti.

Nel del 2020 le installazioni sono cresciute mediamente del 39%. Ma occorre crescere, e in fretta. La ripartizione media delle infrastrutture pubbliche è dell’80% su suolo pubblico e del 20% su suolo privato a uso pubblico: tipo supermercati o centri commerciali, dove quelle aree di ricarica sono più controllate.

Anche perché si può andare per gradi. Alle colonnine fanno il pieno sia le Battery Electric Vehicles (BEV), cioè le elettriche, sia le Plug-in Hybrid Electric Vehicles (PHEV), ossia le ibride plug-in. Queste sono spesso un primo passo verso l’elettrico totale.

Troppe stazioni a ricarica lenta o slow (fino a 7 kW) e a ricarica accelerata o quick: superiore a 7 kW e pari o inferiore a 22 kW. Molto meglio la veloce o fast: superiore a 22 kW e pari o inferiore a 50 kW. L’ideale l’ultraveloce o ultra-fast: superiore a 50 kW.

Proprio sulle autostrade potrebbe esserci il boom delle fast e ultrafast. Potrebbe. Perché un’anomala burocrazia paralizza quasi tutto per ragioni ignote ai più. Ci si sta tuttora interrogando su quale sia il soggetto responsabile di questo. Non certo i fornitori, tipo Enel X, ben disposti ad accelerare a tremila all’ora. Colonnine veloci: 48. Colonnine ultra veloci: 27. Totale colonnine: 75. Numero stazioni di servizio autostradali: 468. Numero di stazioni di servizio autostradali con colonnine ultra veloci: 11.

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Supercharger Tesla: spettacolo

Discorso a sé per gli straordinari Supercharger Tesla: 76 sulle autostrade. Che “volano”, fanno il pieno in modo ultra veloce. Sono pienamente efficienti. Certo, solo per le Tesla. Non sarebbe male se la Casa californiana le aprisse a tutte le auto. E se tutte le elettriche avessero una batteria tale da risucchiare all’istante quella magnifica ed essenziale energia elettrica sprigionata dalla preziosa stazione di rifornimento americana. Con cavi di connessione adeguati.

Sì, servono tempo, passaggi burocratici. Ma abbiamo davvero tempo? E soprattutto, esiste davvero una volontà politica per la transizione elettrica fattuale, o siamo solo a livello di parole e bla bla sulla decarbonizzazione?

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