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Sosta gratis su strisce blu per elettriche e ibride: bufala

Per agevolare le auto a basse emissioni, molti Comuni lanciano iniziative a favore di elettriche e ibride plug-in: come la sosta gratis

Tutti conoscono le temute strisce blu dove si parcheggia a pagamento: un tot all’ora nelle città italiane, con multe a chi sgarra. Siamo sui 50 euro. Per agevolare le auto a basse emissioni, molti Comuni lanciano iniziative a favore dei proprietari di questi veicoli: per esempio, le Zone a traffico limitato aperte. Ora, c’è una bufala online: gli Enti locali consentirebbero la sosta gratis su strisce blu per elettriche e ibride. No, non è vero.

Le macchine che vengono agevolate sono di solito di due tipi. Uno: le elettriche al 100%. Due: le ibride plug-in. Sono due generi di vetture dette alla spina, ricaricabili. Qualche Comune, come Varese, consente la sosta gratis su strisce blu per elettriche e ibride plug-in: solo alle macchine con cavo. Invece, tutte le altre le ibride di qualsiasi genere, che siano classiche o leggere, non hanno questa agevolazione.

sosta

Multe seriali per divieto di sosta

Occhio a queste bufale in rete perché fanno danni: un guidatore con ibrida potrebbe essere indotto a sostare sulle strisce blu senza pagare, pagando multe di 50 euro a botta.

Vale anche la pena rammentare il discorso, complicatissimo delle ZTL aperte a elettriche e ibride plug-in: non è una legge nazionale, non vale per tutti i Comuni, i quali sono assolutamente liberi di fare quello che vogliono. Se intendono aprire, ok; se no, quelle aree restano a esclusivo appannaggio dei mezzi pubblici.

Le stesse elettriche e ibride plug-in godevano degli incentivi statali: per le auto M1 con emissioni comprese tra 21 e 60 g/km (ibride plug-in), l’incentivo previsto era di 6.500 con rottamazione o fino a 3.500 senza. Ma poi il fondo è finito.

Sarebbe opportuno introdurre una regola a livello nazionale che unifichi in un unico codice tutte le varie normative. Diverse nel tempo e a livello locale. Ma occorre che la burocrazia centrale faccia il proprio corso. Per adesso, si va a macchia di leopardo: per conoscere la regola imposta dal Comune, occorre entrare nel sito Internet dello stesso.

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