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Le 3 Abarth immancabili in una collezione da sogno

Ogni amante dello Scorpione vorrebbe avere in garage le vetture Abarth che abbiamo selezionato per voi.

2 Abarth 2000 Sport alla Coppa Floriopoli (foto Rosario Scelsi)

Chi ama le automobili, non ha bisogno di note esplicative per capire di che pasta è fatto il marchio Abarth. Gli appassionati di ogni angolo del mondo conoscono benissimo lo “Scorpione“. L’origine del brand risale al 1949. Alla sua nascita concorsero due persone straordinarie: l’ingegnere italo-austriaco Carlo Abarth e il pilota italiano Guida Scagliarini. Il loro segno zodiacale distingue le auto di questa firma automobilistica.

L’esito degli sforzi? Dei piccoli-grandi gioielli nati dalla competenza e dall’amore per l’universo romantico delle quattro ruote. Impossibile dimenticare le auto sportive di bassa cilindrata di casa Abarth e le elaborazioni eseguite su modelli di vari costruttori, come Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Porsche ed altri ancora.

Oggi Abarth fa parte della galassia Stellantis. La sua filosofia non è cambiata, anche se gli uomini del cast e della cabina di regia sono diversi. Lo “Scorpione” continua ad incidere con lo spirito del passato, regalando agli appassionati delle versioni pepate dei modelli Fiat, che danno soddisfazione sul piano emotivo. Anche in termini di sound. Oggi abbiamo scelto per voi 3 opere del marchio in grado di impreziosire una collezione.

Cisitalia 204A Abarth Spider Corsa

Questa è una macchina molto rara, che può fare una grande differenza in una collezione. Nata in soli sette esemplari, la Cisitalia 204A Abarth Spider Corsa (poi marchiata con il solo “Scorpione”) ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’auto. Nel suo palmares si contano 19 vittorie, compresa quella messa a segno da Tazio Nuvolari alla Palermo-Monte Pellegrino del 1950.

Era il 10 aprile di quell’anno, quando il “mantovano volante” mise a frutto in Sicilia un quinto posto assoluto e la vittoria nella classe Sport fino a 1100 centimetri cubi. Un sigillo ed una gara che chiusero l’irripetibile carriera del mitico pilota lombardo, amato anche da Enzo Ferrari, da Gabriele d’Annunzio e, in tempi più recenti, da Lucio Dalla. Fra gli altri piloti di questa vettura vanno ricordati Felice Bonetto, Adolfo Macchieraldo e Guido Scagliarini.

In totale la Cisitalia 204A Abarth Spider Corsa raccolse diciannove successi. Buona parte del merito era imputabile al suo equilibrio e alla riuscita miscela tra leggerezza e aerodinamica. Questa vettura da gara prese forma a partire dal 1948, quando fece il suo debutto al Gran Premio di Vercelli. Al suo valore storico-collezionistico concorre il fatto che sia stata la prima creatura da corsa di Carlo Abarth, oltre che l’ultima nata sotto l’egida di Cisitalia.

Un motore umile diventato graffiante

Il compito della spinta era affidato a un motore a quattro cilindri in linea. Lo stesso della Fiat 1100, ma vistosamente modificato. La potenza cresceva oltre quota 80 cavalli, dai 32 del modello di partenza. Si può parlare di un intervento di alta chirurgia, che metteva a frutto la grande competenza di Abarth in materia.

Il telaio era semplice: c’erano due tubi ovali rinforzati da una crociera centrale. Molto contenuto il peso, che non superava i 510 chilogrammi. Una cifra resa possibile dall’essenzialità del corpo e dall’uso di una carrozzeria interamente plasmata in alluminio.

Al suo progetto concorse anche l’ingegnere Luciano Scholz. Il mix di competenza e di passione degli autori del modello ne ha fatto una bella creatura da gara, che si è distinta con onore. Completiamo la breve descrizione tecnica dicendo che al ponte rigido posteriore si abbinavano delle sospensioni anteriori a ruote indipendenti, con doppi bracci longitudinali. Sul fronte cambio si puntò su un’unità manuale a quattro marce, che garantiva una valida resistenza.

Fiat Abarth 1000 SP

Un’altra Abarth la cui presenza si impone in una collezione speciale di modelli dello “Scorpione” è la 1000 SP, la cui nascita risale al 1966. Siamo nell’epoca della Ferrari 330 P3 e delle grandi sfide tra il “cavallino rampante” e il colosso Ford. Carlo Abarth voleva mettere una sport di piccola cilindrata nelle mani dei piloti privati. Il progetto prese forma con un occhio di riguardo per le gare in salita.

L’esordio dell’auto avvenne infatti alla Coppa della Collina, a Pistoia, dove giunse quinta al traguardo, con Anzio Zucchi al volante. Fra i suoi piloti ci furono anche Arturo Merzario ed Hans Hermann. Con quest’ultimo mise a segno la vittoria di classe e il terzo posto assoluto alla 500 km del Nurburgring.

Altri successi di classe giunsero a seguire. Spicca, fra gli altri, quello conseguito alla 1000 km di Monza del 1968. Difficile credere che la base meccanica di questo modello provenisse dalla Fiat 600, anche se profondamente modificata, ma è la realtà.

Compatte, ovviamente, le dimensioni. Ecco le misure dell’Abarth 1000 SP: 3445 millimetri di lunghezza, 1605 millimetri di larghezza, 930 millimetri di altezza e 2200 millimetri di passo. Il motore disposto in posizione posteriore centrale, era un quattro cilindri in linea bialbero da un litro di cilindrata.

Un cuore con pochi cavalli ma furioso

Sviluppava una potenza massima di 105 cavalli. Il dato, in termini specifici, era molto elevato, ma in senso assoluto mal si coniugava con l’immagine di una sport. Qui però il peso da muovere era di soli 480 chilogrammi, quindi la dotazione energetica era più sufficiente per conferire una verve dinamica abbastanza muscolare.

Una buona illustrazione della sua tempra giunge dalla velocità massima che era in grado di ottenere: 230 km/h. Niente male, vero? Anche l’accelerazione e la ripresa sembravano quelle di un mezzo di cilindrata e frazionamento maggiori. Il merito del progetto dell’Abarth 1000 SP va ascritto all’ingegner Mario Colucci, che seppe gestire al meglio il tema a lui assegnato.

Buona la robustezza del telaio a traliccio tubolare, vestito da una sinuosa carrozzeria che emanava un certo fascino, pur nel quadro della sua compattezza estrema. In vista dell’impiego nelle corse, furono costruiti 50 esemplari stradale del modello. Lo stock richiesto per l’omologazione racing da parte della federazione automobilistica.

Abarth 2000 Sport

Un tocco di grande preziosità a qualsiasi collezione dello “Scorpione” (e non solo) viene dato dall’Abarth 2000 Sport del 1968. Questa vettura da gara si presenta allo sguardo con una linea bassa e tagliente. I suoi volumi profumano di velocità ed entrano nel cuore dalla porta principale. La bellezza esteriore non è stata ricercata, ma è il frutto di un attento studio progettuale, orientato all’efficienza.

Il lavoro dei tecnici non mirava a farne una scultura da museo, ma l’esperienza insegna che spesso ciò che funziona è anche gradevole alla vista. La cosa vale tanto per il settore aeronautico quanto per quello automobilistico.

All’origine dell’Abarth 2000 Sport c’era la volontà di Carlo Abarth di proporre ai piloti privati dei modelli da corsa in grado di dare forti soddisfazioni anche in pista. Una scelta connessa ad una nuova visione strategica del marchio. Il risultato? Una spider che incarnava al meglio questo spirito, intrecciandolo con il carattere tipico delle opere dello “Scorpione”.

A fornire la spinta ci pensava un motore aspirato a quattro cilindri in linea da 2 litri di cilindrata, che sviluppava una potenza massima di 250 cavalli. Questa energia veniva scaricata a terra con l’ausilio di un cambio manuale a cinque marce. A renderla più vigorosa provvedeva la leggerezza, con un peso alla bilancia nell’ordine dei 575 chilogrammi.

Una Sport a suo agio nei tratti guidati

Facile intuire come le sue danze fossero mirabili fra le curve, anche in virtù della corretta distribuzione dei pesi, della finezza dell’assetto e dell’equilibrio complessivo. Il telaio in traliccio di tubi d’acciaio garantiva adeguata robustezza. Notevoli l’accelerazione e la ripresa, come la velocità di punta, che si attestava a quota 270 km/h.

Il debutto in gara dell’Abarth 2000 Sport avvenne nella cronoscalata dell’Ampus, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, in Francia. Le gare in salita erano il suo terreno naturale d’elezione, ma questo non significa che altrove si trovasse a disagio. Tutt’altro. Per averne conferma basta guardare alla tripletta guadagnata dall’auto, nell’anno del suo esordio, alla 500 km del Nurburgring, con Peter Shetty, Johannes Ortner e Arturo Merzario ai primi tre posti.

Carlo Abarth fece un buon lavoro con questa spider, che scrisse un nuovo capitolo nella storia dello “Scorpione”. Come abbiamo riferito in un’altra circostanza, in essa si coglie un salto in avanti rispetto alla produzione di accessori racing e all’elaborazione di sportive di piccola cilindrata, che avevano segnano il percorso precedente del marchio. Una svolta di non poco conto, che ha consegnato altre emozionanti pagine all’universo dorato del motorsport e, oggi, a quello altrettanto luccicante del collezionismo.

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