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Alfa Romeo 164: l’ultima auto personale di Enzo Ferrari

Un legame storico molto forte, ripreso con l’uso di un’Alfa Romeo 164 da parte del Commendatore.

Alfa Romeo 164 in tinta rossa (Screen shot video Roadster Life)

Non tutti sanno che l’ultima auto personale di Enzo Ferrari fu un’Alfa Romeo 164. Una TS da 2 litri di cilindrata. Sul web ci sono alcune foto che lo immortalano accanto a questa vettura. Per lui un ritorno di fiamma verso un marchio tanto amato che, però, a un certo punto della carriera aveva tradito la sua fiducia. Prima di lei, nella scuderia privata, c’erano stati modelli di altre case automobilistiche.

Come riferito in un altro post, il Drake in passato utilizzò spesso una Peugeot 404. Non fu l’unica creatura del marchio francese a transitare nel suo garage. Una scelta in parte dettata dalla simpatia per quella casa automobilistica, in parte dal desiderio di stuzzicare i soci della Fiat, che amava provocare in questo modo simpatico. Fra gli altri modelli del “leone” usati in epoca successiva, citiamo alcune 504, Berlina e Coupé.

Enzo Ferrari si è mosso anche a bordo della leggendaria Mini, della Fiat Ritmo e della Lancia Thema 8.32, motorizzata dai suoi uomini. In rimessa non mancarono, ovviamente, alcune auto del “cavallino rampante”. Il Commendatore, per spostarsi, aveva una predilezione per le granturismo comode ed eleganti. Ecco perché scelse per muoversi alcuni modelli poco esasperati della gamma, come la 250 GT 2+2, la 330 GT 2+2, la 400 GTi, la 412 e la 456.

L’Alfa Romeo 164 del Commendatore era nella tinta giusta

L’auto personale più recente di Enzo Ferrari fu però, come già accennato, l’Alfa Romeo 164. Il Commendatore volle un esemplare in tinta Rosso Corsa, che richiamava la veste cromatica dei gioielli di Maranello. Sul fronte propulsivo la sua scelta cadde sul 2 litri Twin Spark. Questo bialbero eroga 148 cavalli di potenza massima a 5800 giri al minuto. La coppia massima è di 19 kgm a 4000 giri al minuto.

Si tratta di un 4 cilindri in linea, con basamento e testata in lega leggera, raffreddato ad acqua. Una delle sue caratteristiche più importanti è l’uso di un sistema a doppia accensione sviluppato dalla casa automobilistica milanese e battezzato, appunto, Twin Spark. Il tutto ruota attorno all’utilizzo di due candele per cilindro, al posto della rituale unità singola. Questo si traduce in una migliore combustione della miscela aria-benzina, con benefici sul vigore energetico e sulla riduzione delle emissioni inquinanti.

Il fatto che Enzo Ferrari abbia scelto tale propulsore al posto di altri più altolocati è stato forse dovuto al fascino di una simile impostazione, che magari lo ha intrigato. La potenza dell’Alfa Romeo 164 TS viene scaricata a terra con l’ausilio di un cambio meccanico a 5 marce + RM. Abbastanza vivaci le prestazioni del modello. L’accelerazione da 0 a 100 km/h viene liquidata in 9.2 secondi, mentre il chilometro con partenza da fermo passa in archivio dopo 30.2 secondi. Oggi questi tempi fanno ridere, ma in quegli anni andavano bene per un’auto spinta da un motore aspirato di soli 2 litri di cilindrata. La velocità massima è di oltre 210 km/h.

Design di altissima qualità per l’ammiraglia milanese

L’Alfa Romeo 164 è una berlina filante e di classe che porta in dote l’armonia e l’estro creativo italiano. Come già riferito in altra occasione, questa vettura, prodotta nello stabilimento di Arese dal 1987 al 1997, avrebbe fatto il pieno di fatturato se avesse avuto la trazione posteriore. Oltre che molto bella, l’Alfa Romeo 164 era anche efficace sul piano aerodinamico. Il merito del suo affascinante progetto stilistico va ad Enrico Fumia, autore di un eccellente lavoro di design per conto di Pininfarina. Difficile trovare un look più scultoreo in una berlina di fine anni ottanta.

Con questa vettura Enzo Ferrari riprese la liaison con Alfa Romeo, le cui radici risalgono al 1920. In quell’anno, dopo aver affrontato con alterne fortune alcune gare alla guida di una Isotta Fraschini 100/110 IM Corsa, andò a lavorare per il “biscione”, che aveva in allestimento alcune vetture di nuova concezione per la Targa Florio. Ferrari prese parte in prima persona alla massacrante maratona madonita. Alla guida di una Alfa Romeo 4.5 litri conquistò il secondo posto assoluto.

Enzo Ferrari e “biscione”: una lunga partnership

Nacque da quel momento una proficua collaborazione con la casa milanese, che durò vent’anni e lo portò a ricoprire incarichi di collaudatore, pilota, collaboratore commerciale per le filiali dell’Emilia e delle Marche e, infine, direttore del reparto Corse fino al novembre 1939. Al 1929 risale la nascita a Modena, in via Trento e Trieste, della Scuderia Ferrari, società sportiva con lo scopo di far correre i propri soci. Quel momento segnò l’inizio di un’avventura agonistica che portò alla nascita di una vera e propria squadra corse dell’Alfa Romeo, con la quale strinse un accordo di assistenza.

La Scuderia vide alternarsi nelle proprie file grandissimi campioni, quali Giuseppe Campari, Louis Chiron, Achille Varzi e, addirittura, il mitico Tazio Nuvolari. Nel 1937 la squadra di Enzo Ferrari costruì l’Alfa Romeo 158 “Alfetta”, dominatrice della più importanti competizioni internazionali. Il suo progetto portava la firma di Gioacchino Colombo, mentre all’ingegnere Massimino andava il merito di aver studiato l’efficace sospensione posteriore. Nel 1938, dopo che l’Alfa decise di riassorbire il reparto sportivo, la Scuderia Ferrari venne chiusa e il Drake ricevette l’incarico di direttore tecnico della divisione Corse, sotto la supervisione di Wilfredo Ricart, capo del reparto ingegneristico.

Lo stato di subordinazione e i continui contrasti con lui rappresentarono tuttavia per Ferrari situazioni insopportabili, che lo indirizzarono a separarsi dalla casa milanese, non senza pretendere una lauta ricompensa. Sembrava la fine di un idillio, ma la scintilla tornò a scoccare negli anni successivi, dopo alcune belle rivincite. La scelta dell’Alfa Romeo 164 Twin Spark come auto personale è la riprova di un ritorno di fiamma. In fondo, la storia di Enzo Ferrari e della casa del “biscione” sono strettamente intrecciate, anche nell’anima. E ciò che è nell’anima…è per sempre.

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