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Eni Diesel+: multa Antitrust, il TAR conferma

Sconfitta per Eni in primo grado, ma possibile ricorso: multa Antitrust in merito a Eni Diesel+ per pubblicità ingannevole, il TAR conferma l’ammenda di 5 milioni di euro. Tuttavia, la partita resta aperta: la società valuta l’impugnazione, ossia il secondo grado di fronte al Consiglio di Stato.

Eni infatti ribadisce di aver agito correttamente, nonostante la multa dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Nessuna pubblicità ingannevole in materia ambientale del prodotto Eni Diesel+, dice la società.

Eni Diesel+: le tappe della vicenda

Ma cosa è successo in origine? A gennaio 2020, il Garante appioppa una sanzione di  5 milioni di euro alla società Eni. Per la diffusione di messaggi pubblicitari ingannevoli utilizzati nella campagna promozionale che ha riguardato il carburante Eni Diesel+.  Nel mirino l’affermazione del positivo impatto ambientale connesso al suo utilizzo. Ma sotto la lente anche le caratteristiche di questo carburante in termini di risparmio dei consumi e di riduzioni delle emissioni gassose.

Per il Garante, l’ingannevolezza dei messaggi derivava dalla confusione fra il prodotto pubblicizzato EniDiesel+ e la sua componente biodiesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), chiamata da Eni “Green Diesel”. Attribuendo al prodotto nel suo complesso vanti ambientali che non sono risultati fondati.

Ecco i messaggi che il Garante evidenzia: si utilizzavano in maniera suggestiva la denominazione “Green Diesel”, le qualifiche “componente green” e “componente rinnovabile”, e altri claim di tutela dell’ambiente. Quali “aiuta a proteggere l’ambiente. E usandolo lo fai anche tu, grazie a una significativa riduzione delle emissioni”. Sebbene, dice l’Antitrust, il prodotto sia un gasolio per autotrazione che per sua natura è altamente inquinante e non può essere considerato “green”.

E ancora: alcune delle vantate caratteristiche del prodotto, relative alla riduzione delle emissioni gassose “fino al 40%”, delle emissioni di CO2 del 5% in media, e dei consumi “fino al 4%”, non sono risultate confermate. L’accusa dell’autorità.

Infine nei messaggi si lasciava intendere che le vantate caratteristiche migliorative del prodotto fossero da attribuire in maniera significativa alla sua componente definita da Eni “Green Diesel”. chiosa il Garante.

Eni che cosa farà dopo la sentenza del TAR?

Attenzione però: nel 2020, la società Eni ha subito avviato l’interruzione della campagna stampa e si è impegnata a non utilizzare più, con riferimento a carburanti per autotrazione, la parola “green”. Dopodiché, il ricorso al TAR. E, chissà, magari al Consiglio di Stato.

Intanto, esultano Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino e Transport&Environment  che nel febbraio 2019 avevano dato inizio al ricorso presso l’Autorità.

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