in

Vendite auto a picco in Italia: crisi strutturale o colpa dei chip?

A settembre, numeri orribili per il mercato: vendite auto a picco in Italia. Lecito interrogarsi sulle cause precise

Vendite auto a picco

Dando un’occhiata ai media, in merito alle vendite auto a picco in Italia nel mese di settembre 2021, emerge che la colpa è della crisi dei chip. A inizio pandemia, i fornitori di Taiwan si sono spaventati di fronte al crollo delle immatricolazioni delle vetture: hanno deciso di rifornire di microprocessori solo i big dell’elettronica. Poi però l’automotive mondiale si è ripreso in fretta, ma ormai la frittata era fatta: Taiwan non ha semiconduttori per i Gruppi auto, o ne ha pochissimi.

Risultato: auto vuote, senza tecnologia. In attesa dei chip. E Gruppi auto che non possono consegnare le vetture alle concessionarie. Alla fine, per i clienti, si tratta di attese lunghe mesi e mesi. Con ripercussioni pesantissime sulle immatricolazioni.

Unione europea e USA pagano una scelta: la delocalizzazione. Taiwan fa i chip e rifornisce Ue e USA. Se Taiwan smette di dare i semiconduttori, i Gruppi auto (ma anche altri comparti) di Ue e USA vanno in tilt. Adesso, l’Occidente cerca di rimediare, ma serve una quantità immensa di denaro da investire nelle fabbriche di chip, e nella formazione del personale. A godere è la Cina: fa da sé, non dipende da nessuno. Un gigante che se la ride di fronte ai guai Ue e USA.

Vendite auto a picco: politiche discutibili

Ma c’è una seconda tesi. La crisi del mercato auto italiano è strutturale. I chip incidono poco, o al massimo si tratta di pioggia che cade sul bagnato. A tale proposito, sentiamo chi parla sempre con la massima chiarezza: Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia: “La crisi dell’automotive è sempre più di tipo strutturale. Manca qualsiasi piano di intervento strutturale da parte delle istituzioni. Gli incentivi non lo sono”.

Soluzioni? “La revisione della fiscalità e una strada definita di transizione energetica”. Ma la realtà proposta dalla politica italiana è ben diversa: “Quella che c’è oggi è un mix autolesionista di propaganda e populismo. Della quale la gente comune comincia finalmente ad avere consapevolezza, a causa dei danni che sta provocando, impoverendoci tutti”.

Lascia un commento