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Maserati Tipo 61 Birdcage all’asta ad Houston

Splendida opportunità per i collezionisti, che possono assicurarsi una splendida Maserati da gara.

Vista laterale della Maserati Tipo 61 Birdcage (Foto da profilo Facebook di Barrett-Jackson)

Fra le auto messe all’asta da oggi al 18 settembre ad Houston da Barrett-Jackson si ritaglia uno spazio di primo piano una rara Maserati Tipo 61 Birdcage del 1960, di colore rosso. Si tratta, nello specifico, di quella con telaio numero 2459 ed appartiene ad una serie che ha preso forma in pochissime unità.

Costruita per Briggs Cunningham, preparata da Alfred Momo e guidata principalmente da Walt Hansgen, la vettura in vendita raccolse tre vittorie nel suo primo anno di vita. Un altro sigillo giunse nel 1961, quando al volante del modello si alternarono i piloti Hansgen, Dick Thompson e Augie Pabst.

Dopo il crash, un costoso restauro

Maserati Tipo 61 Birdcage
L’abitacolo della Maserati Tipo 61 Birdcage (Foto da profilo Facebook di Barrett-Jackson)

Quest’ultimo si rese protagonista di un incidente ad alta velocità durante le prove di Daytona. L’auto, seriamente danneggiata, fu spedita in Inghilterra. Poi iniziò un lungo restauro, voluto da un collezionista italiano. Il processo di ricostruzione fu portato a termine nel 2010. Due anni dopo, l’esemplare prese parte al Kuwait Concours d’Elegance. Nel 2013 si aggiudicò il Best of Show al Keels & Wheels di Houston.

In tempi più recenti, nel 2019, questa Maserati Tipo 61 Birdcage è stata esposta nel Regno Unito al Salon Privé e al Goodwood Festival of Speed. Ora si prepara ad offrire inebrianti emozioni al futuro acquirente. Stiamo parlando di una vettura da corsa del “tridente” entrata a pieno titolo nella storia del marchio e dell’automobilismo.

Maserati Tipo 61 Birdcage: una bella storia

Maserati Tipo 61 Birdcage
Vista 3/4 posteriore della Maserati Tipo 61 Birdcage (Foto da profilo Facebook di Barrett-Jackson)

Costruita dal 1959 al 1961, l’auto modenese aveva come target di riferimento le gare endurance, il cui calendario era dominato dalla leggendaria 24 Ore di Le Mans. In un altro post vi abbiamo già riferito che il nome Birdcage (più che altro un soprannome) deriva dalle particolari architetture del telaio. Qui si intrecciano circa 200 tubi di acciaio al cromo e al molibdeno, che lo fanno sembrare una sorta di gabbia per uccelli. Una soluzione analoga a quella usata per altri modelli del marchio, battezzati allo stesso modo: la Tipo 60, la Tipo 63 e la Tipo 64.

La spinta della Maserati Birdcage Tipo 61 faceva capo a un motore a quattro cilindri da 2.9 litri, con 250 cavalli di potenza all’attivo. Se si considera che il peso di questa barchetta non superava i 600 chilogrammi, è facile intuire il tenore delle sue performance. La velocità massima, pari a 285 km/h, illustra solo in parte le doti dinamiche del modello, che seppe mettersi in luce nella categoria sport.

Poteva andare meglio nel motorsport

Maserati Tipo 61 Birdcage
Il posteriore della Maserati Tipo 61 Birdcage (Foto da profilo Facebook di Barrett-Jackson)

Il primo successo fu messo a segno da Stirling Moss, nel 1959. Due i trionfi alla 1000 km del Nurburgring, maturati nel 1960 e 1961. Purtroppo, nel palmares del modello, manca un sigillo alla 24 Ore di Le Mans. Le credenziali per farcela c’erano tutte, ma la resistenza sulla distanza, a volte precaria, fece pagare dazio alle doti dinamiche della Maserati Birdcage Tipo 61, che avrebbe meritato il gradino più alto del podio anche nella sfida della Sarthe. Qui, sul rettilineo dell’Hunaudières mise a segno una punta velocistica di 270 km/h che, fino a quegli anni, non era mai stata raggiunta da una vettura di 3 litri di cilindrata.

Il punto debole della barchetta modenese, firmata da Giulio Alfieri, era forse il cambio: se fosse stato più robusto, avremmo raccontato una storia ancora più brillante nel motorsport, ma purtroppo non tutte la ciambelle riescono col buco. Oggi un esemplare della specie può essere acquistato da qualche ricco collezionista, per concedersi le emozioni estetiche, musicali e di guida di questo gioiello emiliano.

Fonte | Dupont Registry & Barrett-Jackson

Foto | Profilo Facebook di Barrett-Jackson

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