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Jean-Philippe Imparato: ecco come rimettere in moto Alfa Romeo

Il nuovo CEO di Alfa Romeo ha tracciato le linee essenziali che permetteranno all’Alfa Romeo di ragionare con concretezza

Imparato

Sin dalla prima ora avevamo definito Jean-Philippe Imparato, nuovo CEO di Alfa Romeo, come l’uomo giusto per il Biscione. Il francese di chiare origini italiane (suo nonno è nato a Gaeta) è un uomo forte in casa PSA e ha guidato il rilancio di Peugeot, ma gode anche della stima e dell’amicizia di Carlos Tavares che a capo di Stellantis ha scelto lui per prendere fra le mani il timone di una barca che ha bisogno di cure infinite.

Il futuro dell’Alfa Romeo passa dalle convinzioni del buon Jean-Philippe, guidato da una passione per il Biscione che gli si legge negli occhi. Imparato ha conquistato subito tutti recandosi, come prima tappa del suo approccio in Alfa Romeo, presso il Museo Storico Alfa Romeo di Arese: una tappa obbligata per chi vuole dare un futuro ad un marchio dal passato nobile e di valore assoluto.

Il futuro da costruire

Jean-Philippe Imparato è presente. È immancabile ad ogni singolo evento dell’Alfa Romeo, non ha rinunciato nemmeno a mettersi al volante di uno dei prototipi della Giulia GTAm di cui pare essersi innamorato. In pochissimi mesi a capo di Alfa Romeo ha cominciato a comprendere di cosa ha necessità il Biscione per ripartire e rilanciarsi.

Ha blindato un programma che nei prossimi 5 anni dovrebbe condurre l’Alfa Romeo verso la retta via, ha preteso modifiche al futuro Tonale perché un’Alfa Romeo non può disporre di un motore privo della necessaria cavalleria per stupire chiunque, è stato a Cassino e Pomigliano d’Arco per prendere contezza di una realtà non semplice. La sua ricetta l’ha fornita durante un primissimo importante incontro con la stampa travisato in alcune considerazioni che gli avevano messo in bocca l’abbandono della eccellente piattaforma Giorgio: non era così. Sull’argomento, all’ANSA, Imparato ha ammesso “la piattaforma Giorgio esiste ed è localizzata a Cassino. Le future Alfa saranno fatte su Giorgio, mantenendo le prestazioni e le caratteristiche della marca anche con l’elettrificazione”.

Imparato Museo Alfa Romeo

Nel ragionamento di rilancio che Jean-Philippe Imparato sta formalizzando per far del bene ad Alfa Romeo c’è tanta Italia: l’assetto generale prevede cinque formalizzazioni specifiche passanti da Mirafiori, Cassino, Arese, Pomigliano d’Arco e Balocco.

In un’intervista rilasciata ad Avvenire, Imparato ha ammesso di aver trovato al Museo Storico Alfa Romeo di Arese la storia del marchio e la nota domanda di impiego di Enzo Ferrari: “per prima cosa, quando sono arrivato in Italia, ho visitato il Museo Alfa Romeo di Arese per ripercorrere la storia. Tra i cimeli ho trovato la prima domanda di impiego firmata da un certo Enzo Ferrari, e questo mi ha fatto capire molte cose”.

C’è poi un punto di vista decisamente interessante sugli stabilimenti di Cassino e Pomigliano d’Arco dove Imparato ha ammesso di essere rimasto “impressionato dal livello tecnologico di questi impianti, fra i più avanzati d’Europa”, ammettendo l’interesse che anche oggi insiste attorno al marchio “la cosa che mi ha sorpreso di più però, è la riconoscibilità del marchio: Alfa Romeo è conosciuta in tutto il mondo. È notissima in Europa, e in America grazie al lavoro di Marchionne, ma lo è anche in Cina. Per questo motivo non è in discussione la nostra presenza negli Stati Uniti, un grande mercato dove il biglietto d’ingresso costa tantissimo. Se vuoi essere globale e premium devi esserci. L’Alfa c’è e ci rimarrà, anche se dovremo migliorare l’approccio. La Cina è un discorso diverso, ma anche lì ci sono tutti i presupposti per giocare un ruolo importante”, ha ammesso all’Avvenire.

Un futuro “sereno”

L’italianità del marchio va preservata e su questo aspetto Jean-Philippe Imparato non possiede dubbi. La sua volontà è quella di incrementare questo concetto che secondo lui “conta ancora moltissimo. Quando Carlos Tavares mi ha affidato l’Alfa Romeo ho deciso che andava gestita da Torino e non da Parigi”, ha aggiunto. Ma l’importanza di rientrare all’interno del macro gruppo Stellantis permetterà ad Alfa Romeo di “rimanere fortemente italiana”, ma anche di “prendere il meglio da ogni fonte”. Quindi Imparato ha voluto precisare che la gestione di Alfa Romeo è decisamente italiana, aggiungendo che “il 90% delle persone che lavora in Alfa Romeo sono italiane, i francesi sono due: uno sono io”.

Il pensiero del CEO di Alfa Romeo va quindi all’elettrificazione del marchio che deve essere una eventualità praticata per ragioni legate all’abbassamento delle emissioni: “entro il 2030 bisogna abbassare le emissioni di CO2 del 60% e se non sei profondamente elettrificato, sei fuori. E noi avremo tanti modelli a bassissime emissioni. Le nuove piattaforme elettriche di Stellantis promettono molto bene, potremo avere autonomie superiori a 700 km. Alfa interpreterà questo tema a modo suo, in linea con i propri valori”, proseguito Imparato su Avvenire.

Si guarda al futuro con serenità e con la consapevolezza che il Biscione sia capace di puntare ad un programma “di 10 anni, di cui 5 già chiusi e finanziati. Per questo il futuro di Alfa è molto sereno e protetto: se manteniamo alto il livello costruttivo e la performance economica, Stellantis continuerà a investire sullo sviluppo di un marchio che ritiene fondamentale anche per la sua unicità. Alfa ha 350 club di appassionati nel mondo e una notorietà senza pari: questa è una vera tribù e un patrimonio da difendere. ‘Storia e futuro’ deve diventare la nostra parola d’ordine”, ha proseguito Jean-Philippe.

L’importanza della qualità

I bassi volumi prodotti da Alfa Romeo in questi ultimi anni non sembrano rappresentare un problema importante nella concezione di Imparato. L’Alfa Romeo secondo lui deve “mantenere la qualità del prodotto”. Il paragone è presto fatto con la serie limitatissima della Giulia GTA e GTAm: “il numero delle vetture che riusciremo a vendere non è mai stato un argomento di discussione quando abbiamo iniziato a pianificare il futuro. In questi giorni stiamo lanciando la nuova Giulia GTA, la nostra supersportiva: ne faremo 500 pezzi, nemmeno uno di più. Dobbiamo difendere la qualità, non la quantità. Per questo anche sugli altri modelli non faremo ‘chilometri zero’, e non ci interessa avere un business non sano”, ha ammesso Imparato.

Jean-Philippe Imparato Cassino Pomigliano

Si comprende perfettamente quindi l’importanza del Tonale che ha richiesto affinamenti dell’ultima ora: “non si lancia un modello fondamentale per il nostro futuro se non sei certo che sia un prodotto perfetto: coniugare l’anima sportiva e tradizionale di Alfa con l’elettrificazione comporta uno sforzo ancora più grande. La Tonale sarà anche ibrida Plug-In, sfruttando la migliore tecnologia del Gruppo: per questo abbiamo spostato il debutto nelle concessionarie alla prima settimana di giugno dell’anno prossimo”, ha aggiunto a l’Avvenire. Sul debutto, a l’ANSA, ha ammesso che la presentazione sarà a marzo 2022 e il lancio commerciale a giugno “un paio di giorni dopo la Festa della Repubblica”.

La volontà è quella di lanciare almeno un nuovo modello ogni anno, rompendo uno schema che ha relegato oggi l’Alfa Romeo ad avere solamente due vetture a listino con qualche anno ormai sulle spalle: “lanceremo un numero di nuove vetture sufficienti per garantire la sostenibilità del marchio, ma non voglio fare proclami o svelare nomi. Di certo avremo un nuovo modello ogni anno, senza svendere le nostre macchine e proteggendo il valore residuo. Con Tavares al comando non è ipotizzabile lavorare senza fare profitti. E Alfa diventerà profittevole per giustificare il suo ruolo in Stellantis”, ha concluso. Di carne al fuoco ce n’è tanta e Jean-Philippe Imparato sembra saper bene come agire.

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