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Autobianchi A112 prima serie: storia e caratteristiche

Viaggio alla scoperta delle curiosità sulla piccola ma leggendaria Autobianchi A112 prima serie.

Autobianchi A112
Sreen shot da video livio olivotto

L’Autobianchi A112 prima serie è un’utilitaria che si è ritagliata uno spazio nella storia, per la sua dignità funzionale e per lo stile della carrozzeria, firmato da due personaggi molto noti agli appassionati: Dante Giacosa e Marcello Gandini per Bertone. Al primo dei due va ascritto anche il progetto complessivo dell’auto, il cui debutto in società avvenne al Salone di Torino del 1969.

In quella cornice l’accoglienza del pubblico fu molto calorosa, anticipando l’entusiasmo della clientela, che subissò di richieste le concessionarie del marchio. Per far fronte alla domanda di mercato particolarmente sostenuta, Autobianchi fu “costretta” ad ampliare a più riprese le linee di montaggio, ma questo non fu sufficiente a riequilibrare le cose. Alcuni acquirenti, complice la forte richiesta del modello, furono costretti ad attendere anche più di dodici mesi per ricevere in consegna la loro Autobianchi A112 prima serie.

Periodi così lunghi potevano andare bene per una Ferrari o per altre fuoriserie di alta gamma, ma erano oggettivamente insostenibili per una piccola vettura senza velleità da “Dolce Vita”, anche se molto gettonata. Facile immaginare lo stato d’animo di chi fu costretto a fare i conti con simili tempistiche, ma forse il management non aveva preventivato un tale successo di mercato. Trovarsi spiazzati, in casi del genere, può essere imbarazzante, ma nessuno è in grado di fare delle pianificazioni perfette. Sbagliare è umano.

Autobianchi A112 prima serie: le origini

La nascita dell’Autobianchi A112 prima serie fu una risposta del marchio automobilistico italiano alla Innocenti Mini, che stava incassando buoni volumi commerciali, intercettando soprattutto il consenso dei giovani e delle donne. Pensare di contrastare quel modello, di concezione recente, con la vecchia Fiat 850, era pura utopia. Ci voleva dell’altro: non bisognava essere degli scienziati per rendersene conto.

Nei piani alti della holding degli Agnelli, che aveva il controllo di Autobianchi, avevano ben chiara la cosa. Dante Giacosa lanciò l’idea di una piccola vettura, gradevole nei lineamenti stilistici e accessibile, oltre che al passo con i tempi. L’auto doveva avere il motore e la trazione anteriori.

In azienda si cominciò a lavorare in questa direzione, con grande entusiasmo. Il risultato fu degno delle aspettative. Sin dalle prime battute, l’Autobianchi A112 prima serie piacque molto. Immediato anche il successo commerciale. Uno dei punti di forza era lo stile, ma anche la razionalità della proposta e la sua economia, pure in termini di gestione, ne fecero una sirena per molti acquirenti, sedotti da questa creatura di dimensioni compatte. Ecco le cifre: 3230 mm di lunghezza, 1480 mm di larghezza, 1360 mm di altezza, 2038 mm di passo. Il peso si fermava a quota 670 chilogrammi.

Gradevole dinamismo per l’auto

Notevole il brio garantito dal motore a quattro cilindri di 903 centimetri cubi dell’Autobianchi A112 prima serie, derivato direttamente da quello della Fiat 850 Sport, pur se smorzato nel vigore, per la diversa destinazione. La sua potenza massima era di 44 cavalli, scaricati a terra con l’ausilio di un cambio manuale a quattro rapporti molto corti.

Ottime le performance, in relazione al segmento di appartenenza. L’accelerazione da 0 a 100 km/h veniva coperta in 13.7 secondi, mentre dopo 18.9 secondi i 400 metri con partenza da fermo erano già un ricordo. Dati di rilievo per una vettura con un serbatoio energetico non così alto. Significativa anche la velocità massima di oltre 135 km/h dichiarata dalla casa che, in alcune prove su strada, risultò fortemente votata al pessimismo, alla luce dei riscontri nettamente migliori ottenuti dalle strumentazioni di alcune note riviste di settore.

L’azione frenante era affidata a un impianto misto, con dischi all’anteriore e tamburi al posteriore. Il piacere di guida era notevole, in virtù dell’agilità e della tenuta di strada, che ripagava sul piano emotivo chi si sedeva al volante. Anche l’onestà e la trasparenza del comportamento stradale erano note a suo favore.

L’Autobianchi A112 prima serie era un’auto sincera e prevedibile, che non metteva in difficoltà neppure le persone meno avvezze all’arte del pilotaggio da gara. Per le sue caratteristiche, giunse seconda al premio Auto dell’Anno del 1970. Dopo di lei fu il turno di diverse altre serie, che fecero maturare il modello, traghettandolo fino all’uscita di scena, avvenuta nel 1986, con l’ottava serie, nota come “Unificata”.

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