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Stellantis: produrre auto in Italia è troppo costoso? Ecco la proposta della Fim-Cisl

Costi delle fabbriche in Italia più alti, ma salari più bassi, questo ciò che ha detto Tavares in visita in Piemonte, e dalla Fim-Cisl chiedono l’assegnazione di nuovi modelli alle fabbriche torinesi.

Stellantis
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La notizia delle ultime giornate che più angoscia gli operai italiani di Stellantis è senza dubbio quella specie di reprimenda che il Ceo del colosso nato dalla fusione di FCA e PSA, Carlos Tavares ha fatto durante la sua visita agli stabilimenti piemontesi del gruppo.
Si tratta di stabilimenti che stanno vivendo ore di preoccupazione dal momento che da tempo sono state avviate casse integrazioni e tagli degli interinali.

E a questo si devono aggiungere tutte le altre notizie e ipotesi che accompagnano il gruppo e soprattutto, la salute delle fabbriche italiane.
Tavares ha detto che il costo di produzione delle auto in Italia è più alto che altrove e sono state dichiarazioni in cui molti tra le righe hanno letto l’ipotesi di spostare altrove la produzione.
Paure e dubbi che seguono anche l’allarme che diversa classe politica italiana, trasversale come schieramento, da Prodi alla Meloni, hanno lanciato sottolineando come in Stellantis la componente francese a livello decisionale è superiore a quella italiana.
I sindacati non stanno certo a guardare e dopo le esternazioni provenienti dalla Fiom, oggi riportiamo le dichiarazioni di Ferdinando Uliano, responsabile per Stellantis della Fim-Cisl.

Costo degli stabilimenti italiani più alti del resto d’Europa

Tavares in visita a Torino giorni fa ha detto che i costi degli stabilimenti torinesi (ma il discorso riguarda tutto lo Stivale) sono più alti rispetto alle altre fabbriche del gruppo in giro per l’Europa. Ma non solo, perché secondo l’Amministratore Delegato di Stallantis, anche nella stessa italia ci sono stabilimenti che costano più di altri (il riferimento è a quello di Grugliasco che ha costi, secondo Tavares, più elevati di quelli di Mirafiori).
“Per la verità il Ceo di Stellantis ha detto che i salari italiani sono più bassi ma alcuni costi delle fabbriche sono più alti”, questo ciò che ha detto al Messaggero il sindacalista della Fim-Cisl, precisando quello che Tavares avrebbe detto incontrando le parti sociali.
Uliano ha anche prodotto la soluzione che il suo sindacato vedrebbe come buona per risolvere le problematiche di cui ha parlato Tavares.
“Il modo più diretto di far diminuire i costi è di aumentare i volumi. Tavares assegni nuovi modelli alle fabbriche italiane, come del resto il piano di investimenti da 5 miliardi di FCA prevede, e non se ne pentirà. E’ ovvio che se uno stabilimento lavora al 15/20% delle sua capacità, come purtroppo sta accadendo a Cassino, i costi fissi esplodono”, questo il pensiero di Uliano che da un lato propone la soluzione e dall’altro sottolinea i motivi di questi costi eccessivi.

Non ci sono state solo parole di critica da parte del Ceo di Stellantis

Il rappresentate dei vertici del gruppo durante la visita in Italia ha quindi messo in luce alcune cose che evidentemente non vanno negli stabilimenti italiani, ma non ha soltanto fatto questo. Infatti Uliano precisa che “Tavares ha trovato in Italia stabilimenti con ottime dotazioni tecnologiche e molto efficienti sul fronte dei processi di lavoro”

Quanto al problema delle rendite di posizione che secondo alcuni Tavares potrebbe decidere di rompere, Uliano è piuttosto chiaro, dal momento che per il sindacalista queste rendite sono pressoché scomparse già con la gestione Marchionne.
Resta il fatto che guardando altrove può sorgere più di qualche dubbio circa l’operato della nuova amministrazione del gruppo. Infatti in Spagna, negli stabilimenti Iberici di Stellantis (gli stabilimenti Opel), ai lavoratori è stato chiesto un aumento dei ritmi di produzione. Il timore di qualcuno e che ciò possa avvenire anche in Italia.
“A febbraio FCA ha pagato il premio efficienza differenziato per ogni stabilimento italiano. L’anno scorso l’efficienza è cresciuta nonostante il Covid. I lavoratori e il sindacato la loro parte la stanno facendo”, così Uliano ha difeso i lavoratori sostenendo che dal punto di vista produttivo nulla può essere mosso verso il funzionamento degli stabilimenti nostrani.
Nel frattempo circolano voci circa il piano industriale a cui Tavares sta lavorando e la speranza della Fim-Cisl, degli altri sindacati e di tutti i lavoratori è che questo piano vada a saturare dal punto di vista della produzione gli stabilimenti italiani.

Può nascere una questione di campanile tra Italia e Francia

La preoccupazione è che si smobiliti e si passi gran parte della produzione dall’Italia all’estero, con qualcuno che vede alla Francia come un pericolo. Anche su questo Uliano è stato categorico dal momento che ha sottolineato come ci sia un filo diretto tra vertici Stellantis e sindacati, come ha dimostrato proprio Tavares che ha chiesto un incontro con le parti sociali non appena ha ottenuto l’incarico di Amministratore Delegato.
E tra l’altro i sindacati italiani sono in diretto contatto con quelli francesi, rappresentanti dei lavoratori transalpini, in quella Francia dove sembra che nonostante il costo della manodopera sia superiore rispetto all’Italia, la produzione di auto costi meno.
Per Uliano nessuna guerra tra Francia e Italia, nemmeno campanilistica. “Ora entrambe le strutture industriali sono più forti rispetto a prima. La fusione serve per affrontare con più armi la competizione nel settore. Noi pensiamo che la sfida debba essere fatta su mettere in sicurezza stabilimenti e occupazione, come abbiamo fatto con Chrysler. Le sinergie e le razionalizzazioni devono servire per aumentare gli investimenti. Come ha sostenuto Tavares, quando ci ha incontrato, è una unità d’azione contro i nemici esterni, che non sono i lavoratori e le organizzazioni sindacali che li rappresentano. La prova del nove l’avremo con il prossimo piano industriale di Stellantis” così si è espresso il sindacalista che asserisce come non ci sono problemi occupazionali maggiori di come erano ai tempi della FCA e basta.
E a chi sostiene che ci sia una differenza tra lo Stato francese che di fatto è entrato in Stellantis e quello italiano che non ne vuole sapere, Uliano ha detto di non credere che se lo Stato italiano entrasse in Stellantis i lavoratori e gli impianti italiani sarebbero più tutelati.
E a dimostrazione di tutto ciò il sindacalista ha sottolineato che pure in Francia, nonostante le cose che si dicono, la situazione non è migliore rispetto all’Italia. “Abbiamo incontrato i rappresentanti della Cfdt e di Force Ouvriere (due dei maggiori sindacati transalpini del settore). Ci hanno detto molte cose, la ex Psa ha investito molto fuori dalla Francia e negli ultimi anni, sostengono, ha ridotto del 5% all’anno i suoi dipendenti francesi ricorrendo a incentivazioni o prepensionamenti”, come dire, ogni Mondo è Paese.

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