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PSA e Renault in Cina non gettano la spugna

Renault e PSA nonostante gli scarsi risultati raggiunti negli ultimi anni non si arrendono, vogliono crescere in Cina

PSA e Renault
PSA e Renault

Difficile, nell’industria automobilistica, rassegnarsi a gettare la spugna in Cina. Mentre la crisi sanitaria ha costretto violentemente i costruttori a fare delle scelte, Luca de Meo, il nuovo direttore generale della Renault, ha sintetizzato perfettamente il dilemma che si è imposto ai costruttori francesi la scorsa settimana. “Possiamo porci la domanda: tra dieci anni, una casa automobilistica che si rispetti può permettersi di non essere presente in Cina?” si è domandato. Anche PSA considera ancora l’ex Regno di Mezzo strategico. Il produttore francese ha lanciato nel settembre 2019 un piano importante, chiamato Yuan, per cercare di riconquistare gli automobilisti cinesi dopo il calo delle vendite a degli ultimi anni. “Questo piano è in fase di attuazione”, dicono da PSA.

La Cina è lo sbocco principale per i concorrenti tedeschi Volkswagen, Mercedes e BMW. Al contrario, Renault e PSA non sono mai riuscite a entrare del tutto nel più grande mercato automobilistico del mondo. La Renault è arrivata tardi, Carlos Ghosn aveva a lungo considerato il paese come appannaggio dell’alleato Nissan.

Ma quattro anni dopo l’inaugurazione di un nuovissimo stabilimento a Wuhan, in collaborazione con la cinese Dongfeng, i SUV Renault Koleos, Kadjar o Captur, che vi erano stati assemblati, non hanno mai trovato il loro pubblico: le vendite sono diminuite Da 72.000 nel 2017 a 50.000 nel 2018, poi 18.000 lo scorso anno … per una capacità produttiva di 150.000 veicoli all’anno. Una fossa finanziaria: la Renault ha finalmente venduto le sue quote a Dongfeng lo scorso aprile, concludendo ufficialmente la sua avventura in Cina. Almeno per quanto concerne le auto con motore a combustione.

Anche PSA sta vivendo da qualche anno battute d’arresto simili a quelle della Renault. Mentre il suo presidente del consiglio di amministrazione, Carlos Tavares, puntava ad un certo punto a volumi di vendita di 1 milione, le vendite hanno continuato a contrarsi negli ultimi anni: da 260.000 nel 2018, sono scese a 117.000 l’anno scorso contro le 740.000 unità del 2014. Dati i buoni risultati annunciati a luglio, PSA è senza dubbio la casa automobilistica meglio attrezzata per continuare a investire nel paese senza sacrificare troppo le proprie ambizioni.

Ma alla luce delle 22mila auto vendute nel Paese nei primi sei mesi del 2020, ci si può legittimamente chiedere se non finirà per dover fare delle scelte. I francesi, che a breve si fonderanno con l’italo americana Fiat Chrysler, dovranno tenere conto anche delle posizioni e delle ambizioni di marchi come Fiat, Chrysler o Jeep, che purtroppo per il momento nemmeno loro brillano in Cina come Peugeot e Citroën.

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