Volkswagen chiede all’Unione europea regole che favoriscano la produzione nel continente e aiutino l’industria automobilistica ad affrontare la concorrenza cinese. Oliver Blume ha ribadito questa posizione l’11 ottobre a Parigi, alla vigilia del Salone dell’Auto, sostenendo che il rilancio del gruppo richieda un impegno delle imprese accompagnato da scelte politiche adeguate e una “responsabilità condivisa”.
Volkswagen chiede sostegno all’Europa per il rilancio e la sfida ai costruttori cinesi
Il costruttore tedesco conserva circa un quarto del mercato europeo, ma deve difendere questa presenza durante una ristrutturazione che coinvolge anche marchi come Porsche e Lamborghini. Blume la descrive come “la trasformazione più ampia nella storia dell’azienda”, impegnata a semplificare l’organizzazione e ridurre la complessità. Il programma comprende tagli occupazionali e contempla il rischio di chiusura di un massimo di quattro stabilimenti in Germania.
Gli investitori chiedono però risultati anche sul prodotto e sul software, oltre alla riduzione delle spese. A Parigi il gruppo porta una famiglia di elettriche più accessibili composta dalle Volkswagen ID. Polo e ID. Cross, dalla Skoda Epiq e dalla Cupra Raval. Le quattro vetture condividono più dell’80% dei componenti e delle tecnologie, secondo i dati aziendali, e vengono prodotte negli stabilimenti spagnoli di Martorell e Pamplona. Nell’esposizione trova spazio anche la nuova ID. Tiguan elettrica presentata pochi giorni fa.
La pressione sui prezzi però rende particolarmente delicato questo rinnovamento. I produttori cinesi, alle prese con una domanda interna più debole e una concorrenza aggressiva, cercano nuovi clienti all’estero. BYD e Leapmotor stanno guadagnando seguito in Europa, dove la loro espansione potrebbe trasferire parte delle tensioni già osservate sul mercato cinese.
Gregor Williams, analista del Rhodium Group, individua proprio in questa possibilità il rischio maggiore. Una guerra dei prezzi esportata dalla Cina potrebbe compromettere la redditività del mercato europeo, aggiungendo difficoltà alla perdita di ricavi che i costruttori stanno già affrontando.
Blume sostiene quindi le proposte “Made in Europe”, pensate per incentivare la produzione locale, e ritiene che le aziende attive nel continente debbano contribuire anche all’occupazione e agli investimenti industriali europei. Durante l’evento “For Europe”, al quale ha partecipato il ministro francese dell’Industria Sébastien Martin, ha attribuito alle imprese la responsabilità di diventare più competitive, chiedendo alla politica condizioni che consentano di farlo.
Il manager ha inoltre accolto favorevolmente l’intesa commerciale raggiunta il 9 ottobre fra Bruxelles e Pechino. Secondo le proiezioni illustrate dalla parte europea, l’accordo potrebbe ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi di ibride e plug-in hybrid nell’Ue nell’arco di quattro anni rispetto a uno scenario senza interventi. La previsione riguarda dunque i flussi commerciali futuri, con modalità di attuazione ancora da precisare. Nel frattempo, le vendite di Volkswagen nel terzo trimetre dell’anno restano deludenti.


