Volkswagen ha preso carta e forbici e ha cominciato a tagliare i contratti. Dei 13 accordi collettivi che reggono il sistema di lavoro interno del marchio, l’azienda non dice quanti intende disdire. Lo rivela, però, IG Metall: dieci, compreso il contratto quadro che regola orari, condizioni generali e vari integrativi salariali per più di 100.000 dipendenti in Germania.
La disdetta è fissata per fine 2026. Attenzione, però: le regole attuali non evaporano il giorno dopo. Si apre una finestra di trattativa, e Wolfsburg la presenta proprio così, come un invito a sedersi al tavolo. I sindacati la leggono in modo meno gentile. Thorsten Gröger, capo di IG Metall in Bassa Sassonia, parla di attacco ai lavoratori. Daniela Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica, annuncia battaglia al cambio d’anno.
La tregua, del resto, era durata parecchio. Quella firmata a fine 2024, dopo scioperi di avvertimento e notti di negoziato, prevedeva il taglio di oltre 35.000 posti in Germania entro il 2030, premi ridotti e aumenti salariali rinviati. In cambio, veniva garantita l’occupazione fino al 2030, senza licenziamenti per motivi aziendali né chiusure di stabilimenti. Il risparmio era stimato in 1,5 miliardi l’anno sul costo del lavoro, e in oltre 15 miliardi annui a regime con l’insieme delle misure. La capacità produttiva tedesca, però, sarebbe scesa di 734.000 unità.
Meno di due anni dopo, il marchio ci ripensa. Secondo Arne Meiswinkel, responsabile del personale, il mercato è peggiorato in modo significativo e i costruttori cinesi hanno schiacciato prezzi e margini in Europa. Di conseguenza, le misure previste dall’accordo non erano più sufficienti per affrontare la nuova situazione.
Il consiglio di sorveglianza ha da poche settimane approvato un piano di trasformazione che rincara la dose con 50.000 posti in meno nel mondo, circa la metà dei quali, secondo Reuters, in Germania. Il futuro di Emden, Hannover e Zwickau resta in discussione, e a Neckarsulm, in casa Audi, nessuno dorme sereno.
Sul fronte prodotto, intanto, Volkswagen promette un profondo rinnovamento di gamma e nuove elettriche d’ingresso per aggredire i segmenti ad alto volume.
Le prime conseguenze concrete potrebbero arrivare dal 2027, quando scadrà l’attuale cornice degli accordi. Se non si trova un’intesa, il conflitto salirà di tono. Un patto firmato per durare fino al 2030 che regge meno di due anni: viene da chiedersi, a questo punto, quanto vale, esattamente, una garanzia in Volkswagen.


